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Film/teatro

Uomini soli

uominisoli

L'associazione LIbera e Faber Film hanno realizzato il film deocumentario "uomini soli":

Sono morti venti, trent'anni fa. Giù a Palermo. Lo sapevano che li avrebbero fermati, prima o poi...

Facevano paura al potere. Italiani troppo diversi e troppo soli per avere un'altra sorte. Avevano il silenzio attorno. A un passo. Pio La Torre, Carlo Alberto dalla Chiesa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Vite scivolate in un cupo isolamento pubblico. Fino agli agguati, alle bombe. Questi quattro italiani sono diventati un esempio per l'Italia soltanto dopo il funerale.
Li ho visti da vivi e li ho visti da morti. Ho conosciuto molti dei personaggi che hanno incrociato le loro esistenze tormentate, i pochi amici, i tanti nemici, il branco degli indifferenti. Ho appena sfiorato La Torre e il generale Dalla Chiesa, da giovanissimo reporter al giornale L'Ora. Più profondo il legame con Falcone e Borsellino, da corrispondente de la Repubblica in Sicilia per un quarto di secolo, scrive il giornalista e autore Attilio Bolzoni, che del film documentario "Uomini soli" è il protagonista.
SINOSSI
Ai primi di dicembre del 2011 al giornalista Attilio Bolzoni viene chiesto se vuole scrivere un libro su quattro italiani uccisi a Palermo, venti e trent'anni fa. Quattro biografie. Sul segretario del partito comunista italiano della Sicilia Pio La Torre, assassinato il 30 aprile 1982. Su Carlo Alberto Dalla Chiesa, generale dei carabinieri e prefetto ammazzato il 3 settembre 1982. Su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, giudici saltati in aria il 23 maggio e il 19 luglio del 1992. Inviato di Repubblica, conoscitore e testimone delle vicende di mafia dalla fine degli Anni Settanta, Bolzoni decide di tornare a Palermo per raccogliere materiale per il suo libro. Questo viaggio in Sicilia, giorno dopo giorno, diventa molto di più di un lungo reportage ed è la riscoperta di una storia comune attraverso i ricordi e i sentimenti di una città, Palermo, tormentata da trent'anni di bom¬be, cadaveri eccellenti, funerali di Stato, omelie rabbiose. Un cimitero a cielo aperto dove i drammi privati sono diventati drammi pubblici. Sono gli amici, i colleghi, i familiari, tutti quelli che hanno lavorato al fianco degli uomini uccisi tanto tempo prima che raccontano le vittime. E, contemporaneamente, raccontano se stessi immersi in quel mondo ai confini del mondo che è stato Palermo. E' attraverso queste testimonianze che si ricompone la foto di gruppo di un'antimafia e ci s'immerge nuova¬mente in quei giorni lontani: nelle paure, nelle inquietudini, nelle speranze di un'isola. Così ci si inoltra nei luoghi simbolo della lotta a Cosa Nostra come il bunker del pool di Falcone e Borsellino dentro il Palazzo di Giustizia, la grande aula del maxi-processo accanto al carcere dell'Ucciardone, la sala delle autopsie all'Istituto di Medicina Legale, gli uffici della Squadra mobile, le strade degli omicidi e delle stragi. Incontro dopo incontro, Attilio Bolzoni risente nuovamente il respiro di un'epoca, riscopre una Palermo diversa ma in fondo sempre uguale a se stessa, restituendo un lato inedito di quella stagione: l'antimafia palermitana come una storia di amici, di destini intrecciati. Per i testimoni di quel periodo parlare di La Torre e Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino, è come guardarsi dentro e accorgersi che è cambiato davvero poco nelle loro esistenze. E' trascorsa una vita e non sanno ancora perché quegli uomini sono morti, chi ha ordinato la loro fine, per¬ché qualcuno ha deciso di eliminarli. Il film diventa un'esplorazione fra i sopravvissuti e i reduci di anni terribili, tra i loro ricordi, i rimpianti, le ossessioni, i fantasmi, i sensi di colpa, i silenzi, le verità nascoste. Di quelli che sono stati definiti i «delitti eccellenti» di Palermo si conosce tutto e si conosce nulla. Nei bracci delle carceri speciali sono sepolti solo sicari mafiosi, sono soltanto loro gli unici mandanti che quest'Italia è stata in grado di individuare e di accettare come colpevoli. Il resto è ancora mistero. Pio La Torre, Carlo Alberto dalla Chiesa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano quattro italiani fuori posto. Personaggi troppo veri per un'Italia di egoismi e di convenienze. Quattro italiani che facevano paura al potere. Troppo diversi e troppo soli per avere un'altra sorte.
NOTA DI REGIA
di Paolo Santolini
Ci sono milioni di italiani che non sanno chi sono. Ragazzi di vent'anni che non conoscono nulla di Pio La Torre e del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, a fatica ricordano i nomi di Falcone e di Borsellino. Paese senza memoria, l'Italia dimentica sempre troppo presto. Questo film documentario non è la ricostruzione delle loro vite. E neanche una ricostruzione giudiziaria dei delitti. È il tentativo di scoprire quei quattro uomini e la loro solitudine. Ieri come oggi. Un esempio per chi, anche dopo tanto tempo, ha deciso di non piegarsi alle mafie e alle logiche del potere, dei clan affaristici e delle consorterie. "Uomini soli" è un film "privato" e "pubblico", che interroga la storia ufficiale. Attilio Bolzoni c'era, c'è sempre stato. Ricordare La Torre e Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino, per lui ha significato compiere un bilancio della propria esistenza e della propria professione. A Palermo lavoro e vita hanno coinciso per molto tempo, fuse in un'unica identità. "Uomini soli" è dolore, sdegno, coraggio e impegno; è un insieme di voci, un coro civile, un omaggio alla generazione che incarnò la stagione migliore dell'antimafia. E' un film sul tempo, che in Italia sembra non passare mai; e su un gruppo di uomini e donne che sono stati protagonisti di una guerra – vera e mai rico¬nosciuta –, combattuta in nome della giustizia e della legalità. Per raccontare questa storia che ci riguarda tutti ho chiesto a Attilio Bolzoni di ritornare insieme a Palermo.

 

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Sono morti venti, trent’anni fa. Giù a Palermo. Lo sapevano che li avrebbero fermati, prima o poi.