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14/03/2010
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Disagio scolastico

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Disagio scolastico
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disagioscolasticoDal disagio scolastico alla promozione del benessere

a cura di Cinzia Migani

INTRODUZIONE

 

Il contenuto di questo volume è un prodotto selezionato rappresentativo di una serie di iniziative di varie tipologie (ricerca – formazione – azione – riflessione teorica – confronto di esperienze significative) realizzate nel corso di un triennio in attuazione di un Progetto di Promozione del benessere a scuola, concordato e concepito tra l’Istituzione “Gian Franco Minguzzi” e l’Assessorato alle politiche scolastiche e formative della Provincia di Bologna. L’idea progettuale nasce dall’esigenza di fronteggiare e contrastare, in modo non episodico e frammentato ma sistematico e organico, i fenomeni di disagio emergenti nella scuola la cui visibilità più immediata è appannaggio del mondo studentesco.

In effetti, sempre più, in questi anni recenti, la scuola è stato il luogo in cui si è espresso il disagio psichico delle nuove generazioni: a tutti i livelli, dall’infanzia all’adolescenza. La scuola è il luogo, l’unico, in cui si realizza l’incontro di tutti i bambini e gli adolescenti, e dove questi consumano più tempo nello stare insieme: luogo pertanto in cui si sviluppano relazioni, confronti, scambi affettivi, prove di socialità e di sfide.

Ogni individuo entra nella scuola con il proprio patrimonio di storia personale che ha le radici nell’albero familiare e nel contesto sociale di appartenenza. Nell’impatto con i pari e con l’istituzione (le sue regole, le sue richieste, il suo funzionamento) il disagio individuale si rivela e trova punti di contatto e di continuità con quello altrui. La scuola dunque è il luogo della rivelazione del disagio dei suoi giovani frequentatori e pertanto della rappresentazione tangibile di un disagio che attraversa il corpo sociale. La scuola peraltro non è un fattore neutro e inerte, ma attivo e può, a seconda del suo modo di essere e funzionare, implementare, moltiplicare, e stigmatizzare il disagio oppure accoglierlo realisticamente, conoscerlo, riconoscerlo e mettere in atto processi di contrasto.

Le espressioni del disagio sono multiformi e non riconducibili a semplici fattori motivazionali e generativi la cui rimozione possa essere pensata, se praticabile, come risolutiva degli effetti. È più realistico considerare il disagio come l’espressione di un intreccio di fattori strutturali e dinamico-evolutivi che nella sua complessità sistemica attraversa e coinvolge tutte le componenti del sistema-scuola: i soggetti (tutti i soggetti) e il contesto che li accomuna.

È in forza di queste considerazioni di fondo che (senza nulla togliere all’utilità di forme operative di intervento che affrontino, alleviandoli, singoli problemi di disagio a livello individuale) abbiamo scelto di privilegiare l’ipotesi dell’intervento sistemico che assume come campo la scuola intesa come comunità vivente con le sue finalità specifiche e con il suo sfondo istituzionale. Ma l’ipotesi assume al tempo stesso la comunità scolastica e l’istituzione che la contiene come soggetto e protagonista primario dell’intervento, che utilizza soggetti esterni come risorse catalizzatrici dei propri processi evolutivi.

Dunque una comunità che si riconosce come tale, che si osserva, si analizza, si ascolta e progetta i cambiamenti atti a correggere, modificare, migliorare i vari aspetti della propria vita e del funzionamento istituzionale.

In questa prospettiva il contrasto al disagio diviene soprattutto “prevenzione del disagio” e dunque primariamente “promozione del benessere”. Il “benessere” viene pertanto inteso come una dimensione globale e trasversale dell’essere a scuola e del fare scuola: l’interesse al benessere è dunque di tutte le componenti della comunità scolastica e dell’istituzione scuola, anche perché l’obiettivo benessere può divenire un indicatore, oltre che un fattore, di successo della sua “missione”.

Una scuola che si pone nella prospettiva della promozione del benessere è una scuola che assume come principio-guida quello di sintonizzarsi con le istanze interne degli allievi e intercettarne i bisogni e le potenzialità, avendo la consapevolezza, il più possibile diffusa tra tutti i suoi attori, del ruolo determinante che essa ha nell’esistenza dei singoli e nel processo di riproduzione sociale.

Di grande importanza è l’attenzione dedicata al funzionamento scolastico. Vi sono infatti alcune variabili di quest’ultimo che l’esperienza ha dimostrato essere sensibili al fattore “benessere”:

 

-         l’accoglienza, da pensare nelle sue forme attuative come l’incipit di una relazione multipla e sistemica che accompagnerà l’allievo negli anni: le reciproche conoscenze sono necessarie per la costruzione di relazioni;

-         la cura della comunicazione e della informazione come fattori di partecipazione e di democrazia;

-         il riconoscimento della diversità nei processi di apprendimento, senza che questo comporti una penalizzazione valutativa, ma attivi invece la ricerca congiunta di percorsi alternativi, in armonia con i sistemi motivazionali;

-         la pratica, nelle classi, del lavoro di gruppo e del mutuo aiuto, opportunamente dosato con i percorsi individuali;

-         l’organizzazione di spazi e tempi distribuiti tra attività didattiche e attività sociali e culturali, nelle quali gli allievi siano protagonisti attivi di proposte e di gestione delle iniziative;

-         la riflessione permanente sulla qualità della relazione fra docente e allievi, sulle modalità di testare l’apprendimento e il sapere, e sugli strumenti e i metodi della valutazione.

 

Su questi ed altri punti si deve interrogare la scuola per poter offrire condizioni e opportunità di star bene a scuola per ogni nuova generazione che vi giunga. Ogni scuola per i suoi allievi, progettando cambiamenti nella sfera delle proprie autonomie. Ma non in una visione autarchica e isolata, bensì collegandosi in rete con le altre scuole e/o con strutture del territorio che dispongano di risorse utili per fronteggiare i bisogni acclarati.

È in questa linea concettuale e metodologica che si è sviluppato programmaticamente il Progetto di cui viene dato conto nei capitoli tre e cinque, che nel contesto di questo libro può essere messo a confronto da un lato con costrutti teorici delle discipline psicologiche dall’altro con alcune significative esperienze condotte in diversi contesti geografici con la tipologia della ricerca-intervento.

L’augurio e l’auspicio è che il tutto possa essere un contributo utile all’arricchimento di idee e strumenti per incentivare quei processi di cambiamento evolutivo che favoriscano lo “star-bene a scuola” per tutti quelli che la “abitano e la fanno vivere quotidianamente”.

 

 

                                                                      

                                                                                                Prof. Eustachio Loperfido

                                                                                               Presidente dell’Istituzione

                                                                                              Gian Franco Minguzzi



 

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