Uno studio delle politiche contro l’esclusione sociale, sempre più concepite come politiche di attivazione, dalle premesse tanto semplici all’apparenza quanto controverse nei fatti...
... favorire o forzare le persone verso soluzioni autonome sul mercato del lavoro o in altri ambiti della vita sociale.
Matteo Villa
Dalla protezione all'attivazione. Le politiche contro l'esclusione tra frammentazione istituzionale e nuovi bisogni
FrancoAngeli, Milano - 2007 - Codice ISBN 13: 978-88-464-8530-4
A partire dalla fine degli anni '80 le politiche di contrasto alla povertà, la disoccupazione e l'esclusione sociale sono state sempre più concepite come politiche di attivazione, le cui premesse sono tanto semplici all'apparenza quanto controverse nei fatti. Da un lato si sostiene che questi problemi si possano meglio risolvere sostenendo o forzando le persone verso soluzioni autonome e indipendenti sul mercato del lavoro o in altri ambiti della vita sociale. Dall'altro che le stesse istituzioni debbano attivarsi, trasformandosi in strutture integrate e flessibili, in grado di incontrare bisogni diversificati, e orientare la propria azione a sostegno della partecipazione, riducendo gli interventi di natura assistenziale.
Un'idea tuttora dibattuta che sta producendo profondi mutamenti nelle politiche di assistenza e del lavoro, nella configurazione di diritti e doveri dei cittadini e nel ruolo e funzionamento delle istituzioni, con una forte accentuazione lavorativa del welfare, e uno spostamento sul lato dell'offerta delle strategie di politica economica (flessibilizzazione del mercato del lavoro, sviluppo di competenze professionali e strumenti di inserimento lavorativo). Indirizzi generalmente condivisi anche a livello europeo, pur se tra i diversi paesi se ne rileva un'ampia varietà di applicazioni, in base alle diverse tradizioni politiche (es. tra paesi scandinavi, anglosassoni, mediterranei, continentali) e ai diversi approcci di riforma.
In Italia il dibattito non si è sviluppato compiutamente, anche per l'assenza dei principali presupposti che l'hanno motivato altrove: (1) un sistema consolidato di misure passive; (2) il nesso istituzionale tra l'utilizzo di queste e di strumenti di tipo attivo. Inoltre, i tentativi di promuovere l'attivazione si compiono, in un sistema frammentato ad almeno tre livelli: (1) la struttura delle istituzioni pubbliche; (2) l'organizzazione degli indirizzi di politica sociale e della distribuzione delle risorse; (3) lo sviluppo delle nuove forme di governance e la collaborazione fra gli attori pubblici e privati. Gli effetti sono particolarmente avvertiti a livello locale, dove operatori, servizi e organizzazioni pubbliche e private, ecc. sono obbligate a mediare tra spinte e interessi divergenti, politiche scarsamente integrate, riforme caratterizzate da visioni contrastanti, e tra bisogni in mutamento e sistemi di offerta rigidi e segmentati.
Nel libro queste dinamiche sono analizzate attraverso una ricerca di sfondo sugli sviluppi in corso tra Italia, Europa e Nord America, che mette in luce alcune opportunità e contraddizioni che sorgono dal nuovo modo di intendere il welfare e il ruolo di cittadini e attori pubblici e privati che vi concorrono.Inoltre, attraverso gli esiti di un'articolata indagine sul campo in un sistema locale particolarmente ricco di servizi (l'area metropolitana milanese) sono analizzate alcune connessioni fra le caratteristiche istituzionali e di governo e gli approcci e le pratiche di attivazione, e i fattori che ostacolano o favoriscono lo sviluppo di politiche efficaci.
Da qui, in particolare, emerge la necessità di promuovere una più forte integrazione istituzionale, sia a livello dei contenuti e modi di applicazione delle riforme (in particolare tra assistenza, lavoro e formazione professionale), sia a livello dell'organizzazione dei servizi. Integrazione che dovrebbe mirare soprattutto a migliorare la capacità di realizzare percorsi individualizzati e flessibili rivolti alle persone a rischio di esclusione, un più efficace incontro domanda-offerta (di lavoro e di formazione professionale), e una maggiore concertazione tra politiche di welfare e politiche di sviluppo economico locale.
Inoltre, anche grazie alla partecipazione attivo di alcuni attori locali nella definizione dei problemi e delle possibili risposte, la ricerca restituisce l'idea che, in un contesto ad elevata frammentazione, sostenendo adeguati processi sperimentali di riflessione e collaborazione, sia possibile operare per una maggiore integrazione delle politiche migliorandone l'efficacia e l'efficienza, a partire dalla valorizzazione di esperienze e competenze presenti ma disperse e rese poco visibili dal complicato design istituzionale.
Matteo Villa (1966), dottore di ricerca in Sociologia Economica, è assegnista di ricerca presso il Dipartimento Studi Sociali dell'Università degli Studi di Brescia e collabora con l'Università gli Studi di Urbino. Si occupa di partecipazione sociale, esclusione, welfare e nonprofit, attraverso attività di ricerca, formazione e supporto a interventi.
Uno studio delle politiche contro l’esclusione sociale, sempre
più concepite come politiche di attivazione, dalle premesse tanto semplici
all’apparenza quanto controverse nei fatti...
