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Pubblicazioni di settore

Quaderno sulla Formazione a Distanza

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Il testo ripercorre l'evoluzione del fenomeno della Formazione a Distanza delineando il suo sviluppo in modo particolare all'interno della Unione Europea e nel mondo del Volontariato.
Dopo alcuni approfondimenti teorici sui temi che sono alla base dei processi formativi vengono individuate alcune piste di lavoro per uno sviluppo futuro di prassi formative sempre più consone sia alle continue innovazioni tecnologiche sia allo sviluppo di un impegno etico del lavoro sociale.


Nella seconda parte vengono affrontati temi utili per lo sviluppo di processi formativi che prevedono l'utilizzo della Formazione a Distanza: dalla presentazione di alcune buone prassi sviluppate in questi anni dai Centri di Servizio in Italia, alle indicazioni su come progettare un percorso formativo ed alla definizione delle caratteristiche dell'animatore di Fad.

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Introduzione a cura di Federico Pedrocchi, collaboratore di Radio 24

Quando si affacciano, nella storia, le grandi tecnologie – e le grandi tecnologie sono quelle che cambiano progressivamente e permanentemente la quotidianità – avviene sempre un fatto singolare: le si osserva, e le si analizza, troppo da vicino, come se una volta terminata L'ultima cena leonardesca, per un certo tempo fosse stato possibile osservarla solo da una distanza non superiore ai dieci centimetri. Viene a mancare una visione complessiva, insomma, ma ogni sguardo ravvicinato pretende però di avere una interpretazione chiara del tutto.
Alla fine del 19° secolo e per i primi due decenni del 20°, ad esempio, era convinzione diffusa che i dirigibili rappresentassero l'unico orizzonte per il trasporto aereo, e "quelli degli aeroplani" erano quasi presi in giro nelle loro velleità di grandezza. Eppure da uno sguardo attento alla tecnologia del volo con le ali poteva risultare del tutto evidente – e c'era chi aveva questo sguardo – che il futuro non contemplava dirigibili nei cieli.
Le motivazioni di tale cecità da visione corta sono sostanzialmente due: una è l'incapacità di analizzare la portata rivoluzionaria di una grande innovazione, incapacità che a volte può essere comprensibile perché il tasso della novità è elevato; l'altra è la ben nota ostilità di chi si sente, dalla novità, esautorato, atteggiamento spesso paradossale perché ridisegnarsi in un contesto nuovo può essere più facile che chiudersi a riccio e comprare ancora più elio per i propri sigari volanti.
L'avvento di Internet non è esente dal presentare questo problema. Ora, se voi foste in procinto di leggere un testo che tratta di come in rete si possono trovare delle suonerie di canzoni tirolesi per il vostro cellulare, questi ragionamenti sarebbero del tutto eccessivi. Ma nelle pagine che seguono, invece, si parlerà di formazione a distanza, ovvero di uno degli strumenti che maggiormente usano le potenzialità della rete e che si presentano come un medium – perché di questo si tratta, in quel corretto ampliamento del termine che la multimedialità richiede – di enorme portata negli anni che verranno. Allora la visione di insieme è ineludibile. Il motivo è evidente: le procedure della formazione a distanza entrano per forza in relazione con molti altri modi di usare la rete. Potremmo analizzare come il pubblico, oggi, interpreta l'informazione che trova nei quotidiani senza valutare che quella stessa informazione gli arriva dalla televisione, dalle radio e anche dalla rete? Evidentemente no. E qui emerge una prima singolare osservazione. C'è un grande produzione di definizioni del tipo "Internet è ...". Hanno senso? Direi proprio di no.
Molti definiscono la rete come lo strumento che ci ha proiettato verso la frenesia dei torrenti digitali di informazione. Ma ci si dimentica che Internet ha recuperato una attività che fino al 1994 era considerata – con grande rimpianto leopardiano – completamente persa da decenni e cancellata da ogni possibile futuro: la comunicazione epistolare.
Molti guardano alla rete come a quello strumento che "brucia" i contenuti facendoli quotidianamente evaporare. Dimenticano, ancora una volta, come è in continua crescita la presenza on line di siti di riviste e quotidiani che offrono i propri archivi digitalizzati, spesso fino a 90 anni fa.
In breve: tentare definizioni univoche della rete è come chiedersi che cosa sia l'editoria. Novella 2000 o un saggio di epistemologia polacca?
Nella formazione a distanza la rete si esprime con modalità molto diverse e ampiamente modulabili. Non solo, si esprime anche come uno strumento che ben si accoppia con le procedure più antiche di comunicazione: incontrarsi dal vivo in un aula, telefonarsi, avere incontri mirati a quattrocchi.
Un sistema dedicato alla formazione a distanza è poi fisiologicamente pronto a inglobare le forme di comunicazione più diverse. Il gruppo di lavoro vuole scambiarsi immagini? La rete è perfettamente in grado di farlo. Analogamente per i video. Ed ugualmente nel caso si vogliano usare gli strumenti di videoconversazione a distanza come Skype, le più semplici chat, o l'"antichissima" e-mail.
Cosa sta dunque emergendo, se stacchiamo lo sguardo dalla ristretta porzione di affresco? Sta emergendo che la comunicazione multimediale è il processo in atto. Più supporti diversi sono contemporaneamente disponibili per uno scopo unitario. Capiremo, nei prossimi anni, che una certa modalità e' più efficace per trasmettere con intensità certi contenuti – il video meglio dello scritto, oppure l'audio combinato con delle immagini – e quindi si svilupperà una naturale propensione a comunicare in modo multimediale.
Ora siamo a un punto conclusivo e molto importante. Il contenitore – Internet – è certamente nuovo, ma il contenuto lo è poi così tanto? Ebbene, non è forse vero che per decine di migliaia di anni la comunicazione fra gli umani è stata multimediale? Quadri e affreschi, che oggi osserviamo solo come opere d'arte, erano in realtà supporti per raccontare grandi storie locali; il teatro, quello sontuoso greco come quello della commedia dell'arte recitata nei mercati, era vissuto come interpretazione dei fatti quotidiani; in pochi sapevano leggere, ma chi poteva farlo aveva a disposizione dei testi le cui pagine presentavano, sui bordi, delle icone del tutto assimilabili a quelle che appaiono sui siti della rete; la scrittura geroglifica è un mix di parole e immagini; nella costruzione delle cattedrali medievali c'erano riunioni di massa dei cittadini dedicate a discutere quali personaggi dovevano essere rappresentati nelle statue delle murature esterne.
L'elenco potrebbe estendersi agevolmente. Se poi andiamo ancora più indietro nel tempo – le culture aborigene australiane ne sono un valido esempio – troviamo delle forme di comunicazione nelle quali l'intreccio fra parole, suoni, segni e movimenti del corpo sono fusi in una sola espressività.
Nella nostra genetica del comunicare c'è quindi l'impronta multimediale. E alcuni studi ci dicono che questa modalità, amplificata dalla moderna strumentazione, dà ottimi risultati sul piano dell'apprendimento.
La formazione a distanza è uno degli strumenti che maggiormente può usufruirne.