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Notizie dal sociale

Esperienze di integrazione

volontari

Riflessioni su una esperienza di integrazione tra una associazione che ha lo scopo di creare e consolidare relazioni di amicizia tra giovani e persone con disabilità ed una cooperativa che si occupa di accoglienza di giovani richiedenti asilo.

 

Handicap...su la testa!  è un’associazione di Milano che da circa trent’anni organizza attività di volontariato, coinvolgendo circa 150 giovani dai 18 ai 30 anni in attività sociali dirette a persone con disabilità intellettive (attività ludiche, sportive, artistiche e di accompagnamento alla vita adulta). L’obiettivo dell’associazione è quello di creare e consolidare relazioni di amicizia tra giovani e persone con disabilità, ma anche tra giovani stessi, che trovano, nelle attività di volontariato, occasioni di conoscersi, crescere e sperimentarsi.

L’anno scorso, per la prima volta, è stata sperimentata la collaborazione con una cooperativa che si occupa di accoglienza, per l’inserimento di due giovani richiedenti asilo nelle attività di volontariato.

 

“Mi chiamo S e sono riferente della cooperativa Liberitutti sul territorio di Milano.
La cooperativa nasce come cooperativa torinese e si è poi ampliata nell’apertura di centri di accoglienza su Torino, Genova e Milano, da circa 5 anni.
A Paullo abbiamo due appartamenti in cui vengono accolti 7 ragazzi provenienti da Guinea Senegal e Gambia e un altro con famiglia di 7 persone del Marocco che vivevano in Libia (tutti richiedenti asilo).
Insieme all’attività residenziale forniamo supporto legale, accompagnamento sanitario, ore di italiano, e per ogni ospite attiviamo anche sostegni psicologici o ricerca di attività di altro tipo (laboratori artistici, attività sociali)”

Come ti è venuta l'idea di inviare i ragazzi con cui lavori a Handicap..su la testa?

Solitamente le attività di volontariato sono concordate con il comune di residenza del centro, perché di solito riguardano la pulizia delle strade o il verde.
Sono però attività che prevedono solo l’erogazione di un servizio, senza una componente sociale, di messa in relazione con altre persone.
Ho pensato invece ai ragazzi che seguo non come migranti, ma come persone che hanno bisogno di integrarsi in una società di cui non conoscono la lingua ma anche dove non hanno occasioni di apprendere la lingua, la cultura, la società.
Con HSLT vedevo un’occasione di conoscenza della società di arrivo, della città di Milano, per rendersi soggetti attivi e non sempre soggetti passivi, essere introdotti nella società come persone abili e capaci di dare qualcosa.

Conoscevo l’ambiente vivace di Handicap...su la testa! e la forte componente sociale e giovane che caratterizza le sue attività: mi piaceva dunque l’idea che i ragazzi inviati dalla mia comunità si trovassero in un ambiente protetto (con altri giovani), ma anche con un grosso stimolo a mettersi in gioco in prima persona e a partecipare, anche coinvolti come parte di un gruppo.

Come è andata l'esperienza? qual'è stata la tua impressione da operatrice e quello che hai potuto percepire dai ragazzi?

L’esperienza è stata inizialmente proposta a due ragazzi di Senegal e Guinea, di 25 anni, erano in Italia da quasi 3 anni, ospitati nelle nostre strutture tra Bresso e Paullo. Il loro livello di italiano era praticamente nullo, perché, nonostante i corsi di lingua fatti, non avevano quasi mai occasione di praticare l’italiano. Anche la loro capacità di mobilità sul territorio era ridotta, avendo sempre vissuto nell’hinterland e non frequentando la città, e questo aveva creato anche molta insicurezza nel muoversi a Milano e venire in città a cercare opportunità.

Dopo 6 mesi che venivano al centro ricreativo di Handicap...su la testa! (2 volte a settimana) ho notato un aumento della fiducia nell’entrare in comunicazione con i coetanei, un netto miglioramento delle loro capacità linguistiche e soprattutto ho avuto l’impressione che si sentissero utili alla società.
Inoltre è cambiato il loro rapporto con la città di Milano, nella quale, prima, si recavano sempre e solo per motivi legati ai documenti o al lavoro: grazie all’esperienza con Handicap...su la testa!, i ragazzi hanno iniziato a frequentare la città anche per occasioni di socialità e incontro, sfruttando le opportunità che Milano poteva offrire, e conoscendola, così, meglio.

L’esperienza positiva è stata interrotta dal fatto che hanno trovato un lavoro: dunque, abbiamo proposto lo stesso a un ragazzo del Marocco della stessa età.
Anche in questo caso è stato un successo, tanto che è partito per le vacanze estive con volontari e ragazzi, dove addirittura ha gestito i rapporti con i genitori dei ragazzi con disabilità: per lui è stata la prima esperienza di viaggio da solo, con i coetanei dove aveva una tabella da seguire e dei tempi e delle attività da gestire, delle responsabilità. Un’esperienza di maturazione altissima.

Quali sono le potenzialità e le criticità di questa integrazione tra i le esperienze di accoglienza e di volontariato?

Le potenzialità sono moltissime: per prima cosa questa esperienza permette di cambiare punto di vista sui ragazzi richiedenti asilo, vedendoli non solo come beneficiari di accoglienza ma anche come portatori di risorse (in questo caso, il volontariato).
Va sicuramente tenuto in conto il fatto che il volontariato può essere un’esperienza transitoria per loro, che riguarda una fase della loro vita, e che non sempre può essere compatibile con i tempi delle loro vite.
Ovviamente è importante la sinergia tra le associazioni di accoglienza e quelle di volontariato: è necessaria una valutazione e un confronto attento sui singoli casi, per capire dove, in che settore e con che modalità sia meglio offrire questa opportunità ai ragazzi, tenendo in considerazione le loro attitudini, interessi e volontà.

Un effetto molto positivo è la possibilità che il volontariato può dare a un richiedente asilo: la possibilità di spaziare nei vari ambiti della società, non solo per conoscere l’italiano ma anche per trovare il proprio posto, conoscere ambienti nuovi e scoprirsi adatti o meno in alcuni ambienti, per capire quali risorse si hanno. Questo è cruciale per i giovani, che, come tutti, dovrebbero avere l’opportunità di sperimentarsi per trovare il “proprio posto” e crescere, sviluppando le proprie risorse.
Per le associazioni che ricevono i volontari credo che sia anche una grande fonte di ricchezza, non solo per il lavoro volontario svolto, ma anche per la possibilità di creare integrazione (mettendo in contatto giovani di diverse culture e provenienze), cambiare l’ottica sui ragazzi richiedenti asilo, e promuovere il volontariato come opportunità di crescita, universale e per tutti”.

(www.handicapsulatesta.org)