L'Italia spende poco piu' di 804 milioni di euro all'anno per la cura e il recupero delle persone tossicodipendenti, una somma pari allo 0,9% dell'intero bilancio nazionale della sanita'. E che equivale a circa 3.000 euro per ognuno dei 272 mila utenti (compresi 73 mila alcolisti): 8,2 euro al giorno.
Sono le cifre piu' eclatanti della ricognizione sullo stato dei servizi per le tossicodipendenze - la prima da molti anni a questa parte - presentata alla quinta Conferenza nazionale di Trieste. I dati sono stati esposti da Arcangelo Alfano, funzionario del settore sanita' della Regione Toscana e rappresentante della commissione tecnica sulla salute del coordinamento delle Regioni. Alfano ha concluso l'illustrazione delle numerose slide, da cui via via e' emerso un sistema sostanzialmente "povero" rispetto al panorama sanitario italiano, domandandosi se "al di la' della retorica e delle tante parole che si spendono in Italia sul tema della droga, questo problema stia veramente a cuore a qualcuno".
Ma veniamo all'indagine, realizzata con il contributo di tutti gli uffici tossicodipendenze delle Regioni.
In Italia (dati 2007) funzionano 559 sert (Servizi pubblici tossicodipendenze), di cui 245 al Nord, 113 al Centro e 201 al Sud e nelle isole. Vi lavorano 8.253 operatori, tra cui 1.911 medici, 2.072 infermieri, 780 educatori, 1.439 psicologi, 1.189 assistenti sociali, 112 sociologi e 339 amministrativi. I Sert hanno avuto in carico nel 2007 198 mila persone tossicodipendenti e 73 mila alcolisti (tipologia in preoccupante crescita, ha detto Alfano) per un totale di 272 mila utenti (139 mila al Nord). Cio' significa che ogni operatore dei Sert ha in carico una media di 33 utenti, con punte di 54 in Lombardia, 47 in Abruzzo e 23 in Piemonte. Numeri non altissimi, ma che diventano emblematici se si guardano gli utenti in carico per ogni singola professionalita'. Si scopre cosi' che mentre i medici hanno in media 150 tossicodipendenti ciascuno in carico e gli infermieri 130, gli psicologi ne hanno quasi 200 (410 in Abruzzo) e gli assistenti sociali 230, a conferma dell'approccio sempre piu' "medicalizzato" della cura.
Le comunita' terapeutiche sono 671, di cui 353 al Nord, 143 al Centro e 671 al Sud e nelle isole. Il 94,2% sono gestite da associazioni del non profit. Ciascuna comunita' accoglie in media poco piu' del 10% di tutti gli utenti che passano attraverso i Sert (per essere inviati in comunita' occorre infatti "l'impegnativa" del servizio pubblico). Le comunita' ricevono per ogni tossicodipendente accolto una retta giornaliera di 60 euro in media al giorno per il servizio "terapeutico-riabilitativo" residenziale (con la Campania e il Lazio che riconoscono meno di 40 euro a fronte dei 65 del Veneto e dei 150 della provincia autonoma di Bolzano) e una media di 38 euro per il servizio "pedagogico-riabilitativo", cioe' con standard di personale meno elevati (anche qui con le punte di 52 euro di Emilia-Romagna e Liguria e i 23-24 euro di Puglia e Campania).
Tornando alla spesa complessiva di 804 milioni euro per le tossicodipendenze in Italia, le comunita' ne assorbono in totale il 27%, mentre il 72% serve per il funzionamento dei Sert. Sempre riguardo gli 804 milioni emergono forti diversita' tra le regioni, in rapporto alla popolazione. La Lombardia e' in testa con 37 milioni, seguita dal Piemonte con 31, ma due regioni molto popolose come la Campania e la Puglia spendono rispettivamente 12 e 14 milioni. Nella classifica dell'incidenza della spesa per le tossicodipendenze sul totale della spesa sanitaria, che come abbiamo detto si attesta su una media dello 0,9%, emerge (oltre alla Valle d'Aosta e alla provincia autonoma di Bolzano, che hanno valori altissimi ma sono situazioni territoriali particolari), emerge il Friuli Venezia Giulia con quasi l'l,9%, la Liguria con l'1,3 e il Veneto con l'1,25. Mentre in fondo troviamo la Calabria con lo 0,45% e il Lazio con lo 0,55%.
Tra le problematiche emerse dalla quinta Conferenza nazionale sulle politiche antidroga, incorso a Trieste, e' emersa la frammentazione di poteri, lo scarso coordinamento tra amministrazioni e il ritardo nell'uso dei fondi. Il messaggio lanciato dai vari oratori e' stato chiaro: rendere chiare le responsabilita' tra diversi ruoli, differenziare i "produttori di servizi" dalle istituzioni che programmano e definiscono. In altre parole non "mescolare i tavoli".
A margine dei lavori, Alfio Lucchini, presidente di Federserd (la federazione italiana degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze), ha osservato che il successo della Conferenza sta nel riconoscimento, da parte delle Regioni e dello Stato, che qualcosa nei finanziamenti e nella pianificazione non funziona nel modo giusto. Lucchini ha spiegato: "Come ha introdotto il dottor Giovanni Serpelloni all'apertura dei lavori, storicamente le conferenze nazionali servono a questo, far comunicare operatori pubblici e privati con le istituzioni e la politica".
"I problemi - ha spiegato - stanno nella frammentazione tra strategie statali e operativita' regionale. E' un problema acuto, nato dopo la riforma del Titolo V della Costituzione. Diventa difficile 'l'esigibilita' dei diritti' dei cittadini in modo omogeneo sul territorio nazionale. Il nostro scopo e', costruire un tavolo Stato-Regioni -ha aggiunto- che sia operativo, allarghi le tematiche, le studi e definisca l'allocazione delle risorse. Il punto -ha concluso- non e' attribuire delle colpe, ma gli operatori invocano un nuovo stile di comportamento e confronto tra Stato e Regioni".
Alla Conferenza nazionale di Trieste è stata presentata anche l'analisi dell'UNodoc (United nations office on drugs and crime).
Il "treno impazzito della tossicodipendenza" ha rallentato, ma non si è ancora fermato. Bene il lavoro di contrasto al traffico e di riduzione del consumo a livello globale, male la riduzione dell'impatto della droga su sicurezza e sviluppo. È solo parzialmente positivo, dunque, il bilancio di Antonio Maria Costa, direttore dell'Unodc. Bisogna ora guardare al futuro con rinnovato impegno in un'ottica di rete e tenendo presente che "la persona tossicodipendente non è il risultato di scelte di vita devianti, ma è l'esito di un percorso pato-genetico come ogni altra malattia, che va curata".
La droga nel mondo: a che punto siamo? "Sul lato dell'offerta il nostro progresso non è indifferente: un secolo fa si producevano più di 40 mila tonnellate di oppio soprattutto in Cina e India, mentre ora la quantità è scesa a 10 mila tonnellate, il 98% delle quali proviene dall'Afghanistan- spiega Costa- Negli ultimi dieci anni abbiamo imparato come ridurre la produzione attraverso il controllo del territorio e la promozione dello sviluppo rurale. Ma c'è ancora molto da fare: ogni anno siamo di fronte a mille tonnellate di eroina, marjuana, hashish e altre sostanze". Il lato della domanda, invece, è stazionario dal 2003, con nazioni più virtuose e altre meno.
La cocaina registra un forte calo in Usa ma sale da quest'altra parte dell'Oceano, dove invece scende l'eroina che cresce però a Est. "Centomila persone muoiono ogni anno nel mondo per l'oppio afgano. Dal 1998- osserva il direttore dell'Unodc- abbiamo appreso come si può contrastare la droga: con maggiori risorse alla prevenzione e con una terapia integrata ad altre misure per la tutela della salute pubblica. Soprattutto negli ultimi anni abbiamo capito che la tossicodipendenza è una malattia e che la salute pubblica deve essere rimessa al centro delle politiche antidroga, approccio riconosciuto dall'Onu". Da qui si riparta, "con l'obiettivo di assistere i tossicodipendenti in tutta loro storia, mai rinunciando al recupero fisico, psichico e globale".
Ma la nuova sfida che bisogna cogliere è quella di offrire delle alternative valide alle popolazioni urbane marginalizzate, che devono essere attirate dentro e non fuori la legalità, perché "la guerra si vincerà o si perderà nelle città". L'esperienza fatta fin qui insegna anche che si deve lavorare a livello internazionale: "La droga non si ferma alle frontiere e i governi devono imparare a fare lo stesso. A livello statale bisogna promuovere la legalità usando le convenzioni Onu, concepite- conclude Costa- per combattere le mafie che trafficano stupefacenti come esseri umani e armi. Gli Stati però finora non prendono seriamente queste convenzioni ed è un errore che stiamo pagando in termini di criminalità crescente". (Fonte: www.dire.it)
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