gekoeticaTesto di E. Enriquez, edito nella collana Geki del Gruppo Abele.

Per riprendere i temi legati all'operatore ed al lavoro sociale con un autore che ha fatto storia con il suo famoso testo "Ulisse, Edipo e la Sfinge, l'operatore tra Scilla e Cariddi". 

C'è un episodio, raccontato da Eugène Enriquez in queste pagine, che
annuncia la «grande trasformazione» avvenuta nelle nostre società.
È la fine degli anni '70. Durante un viaggio in Québec, parlando con alcuni
economisti canadesi, Enriquez li sente affermare: «In fondo, le nostre società
possono funzionare con il 70% di persone ben integrate. Per le altre c'è l'assistenza
sociale, siamo ancora abbastanza ricchi per ridistribuire...». Si darà loro
di che vivere, ma non si scommetterà più sul loro reinserimento nella società.
Detta allora, l'affermazione poteva ancora risultare una provocazione, più
che l'annuncio di una tendenza.
In fondo si era al termine dei Trenta Gloriosi (1945-75), i tre decenni in cui
alla crescita economica si era associata la capacità di includere le fasce più
deboli nella vita produttiva. E si era ancora in anni di fermento sociale, di allargamento
dei diritti di cittadinanza (del '78 sono la legge istitutiva del servizio
sanitario nazionale, la legge Basaglia, le norme per la tutela sociale della maternità
e altre riforme in senso civile e democratico della nostra convivenza).
Come immaginare una società dove il 30% sia privato di un'utile funzione
sociale?
Come sia andata, e stia andando, lo vediamo. La società attuale, diversamente
da quella precedente, non sembra più esigere da ogni adulto un contributo
all'attività produttiva, ma può produrre qualsiasi cosa con un numero
sempre più ristretto di persone. Cresce la schiera dei disoccupati, sottoccupati,
precari. E anche chi lavora a tempo indeterminato ha oggi un reddito che può
non bastare più a coprire le esigenze familiari.
Queste trasformazioni che hanno investito le nostre società - sottolinea
Enriquez - hanno riflessi pesanti sul ruolo degli operatori sociali.
Se infatti un tempo gli operatori sentivano di avere un ruolo propulsivo nei
processi di cambiamento sociale (aiutare le persone a uscire dalla povertà,
inserirsi nella vita produttiva, includersi socialmente), oggi avvertono di generare
a stento situazioni di vita sicure. Sentono semmai di avere un ruolo riparatore
dei danni che le dinamiche sociali provocano.
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hescher mao

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