Azione sociale

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Val la pena ricordare la teoria dell’azione sociale di T. Parsons (1937) se non altro perché rappresenta l’individuo come un attore (agente) impegnato e consapevole del contesto a cui riferirsi, non un egocentrico improvvisatore, sprovveduto di riguardi nel confronti di realtà ed interlocutori. L’individuo, in effetti, promuove un azione sociale sulla base (auspicabile) di un progetto, allo scopo di trasformare l’esistente in uno stato di cose ritenuto più desiderabile. Egli dispone pertanto di alternative, non tanto perché il fine determina il mezzo, quanto perché egli si trova in presenza di una situazione (altri soggetti agenti e reagenti, norme, valori, riferimenti operativi). L’attore, tanto più avvantaggia la propria azione sociale, quanto più possiede conoscenza ed informazione rispetto a questi altri riferimenti. L’azione sociale, dunque, è mutevole rispetto a quella prevista. Lo stesso progetto può evolversi al punto da conseguire un fine in parte dissimile da quello intenzionale
Livello: Avanzato
Area: Ricerca dei dati ed analisi dei bisogni
Fonte 1: AGESOL ONLUS
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