Scalogramma di Guttnam

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La scala di Guttman nasce con l’obiettivo di fornire una soluzione al problema dell’unidimensionalità della scala di Likert e consiste in una sequenza di gradini, una successione di elementi aventi difficoltà crescente, in modo che chi ha risposto affermativamente ad una certa domanda deve aver risposto affermativamente anche a quelle che la precedono nella scala di difficoltà. In questo modo, se gli elementi della scala sono perfettamente scalati, solo alcune sequenze di risposte sono possibili; inoltre dal risultato finale è possibile risalire alle risposte date dal soggetto ai singoli elementi della scala (riproducibilità). Questa tecnica prevede solo elementi dicotomici, cioè ogni domanda può avere solo due risposte opposte e distinte. Le due risposte possibili vengono di solito contrassegnate con i numeri 0 e 1. Anche la scala di Guttman segue tre-quattro fasi nella sua costruzione. La prima è quella della formulazione delle domande, con considerazioni analoghe a quelle relative alla scala di Likert tranne che le domande devono essere dicotomiche e disposte secondo un ordine crescente di forza. Anche la seconda fase \r\n(somministrazione) è simile a quella della scala di Likert, con il vantaggio che la forma binaria agevola le risposte e rende più veloce la compilazione (anche se talvolta la forte semplificazione indotta dal carattere binario delle scelte può creare problemi all’intervistato). La specificità della scala di Guttman sta nell’analisi dei risultati, quando si valuta la scalabilità degli elementi, \r\nsi scartano quelli meno coerenti col modello, si stabilisce un indice di scalabilità della scale e se accettarla o meno. In primo luogo si devono individuare gli errori della scala, cioè le risposte che non si inseriscono nelle sequenze previste nel modello. Per questo si utilizza un indice (coefficiente di riproducibilità) che misura il grado di scostamento della scala osservata dalla scala perfetta. Questo indice può variare da 0 a 1; per poter essere accettabile, il valore dell’indice deve essere maggiore o uguale a 0,90 (cioè errori pari o inferiori al 10% delle risposte). Esiste anche un altro indice, detto di minima riproducibilità marginale, che segnala il valore minimo al di sotto del quale il coefficiente di riproducibilità non può scendere, quali che siano le \r\nsequenze delle risposte. Esso deve essere confrontato con il coefficiente di riproducibilità: solo se il secondo, oltre ad essere maggiore di 0,90, è anche nettamente superiore al primo, si può affermare che la buona riproducibilità della scala è dovuta ad un’effettiva scalabilità dei suoi elementi e non alla distribuzione marginale delle risposte. \r\nL’ultima fase è quella di attribuire i punteggi ai soggetti; per far questo si sommano i punteggi 0/1 ottenuti nelle varie risposte. I problemi della scala di Guttman consistono nel fatto che il punteggio finale è ancora una variabile ordinale; si tratta di una tecnica applicabile solo ad atteggiamenti ben definiti e scalabili; il modello risulta rigidamente deterministico di fronte ad una realtà sociale interpretabile solo attraverso modelli probabilistici\r\n\r\n\r\n\r\n
Livello: Avanzato
Area: Ricerca dei dati ed analisi dei bisogni
Fonte 1: METODOLOGIA E TECNICHE DELLA RICERCA SOCIALE di Piergiorgio Corbetta

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