All’origine di quest’opera comunitaria c’è un sentimento di gratitudine.
Per l’ospitalità che John Berger ci offre con e nei suoi testi raccolti in Ritratti (il Saggiatore 2018), per la sua scrittura che invita amorosamente a guardare e guardare ancora, con attenzione e sorpresa, per la sua capacità di portarci con sé negli atelier degli artisti e nel mistero del loro fare, nel tempo e nello spazio.

Un ringraziamento speciale  a Maria Nadotti che ha curato queste splendide letture ed ha fatto sì che questo patrimonio sia da tutti fruibile gratuitamente, in linea e nello stile anche di questo sito. Ovviamente un grazie a tutti coloro che hanno dato voce a questi tesi ed a OKTA film che lo ha prodotto.

 

 

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Dall'introduzione di Maria Nadotti

Le letture dei Ritratti di John Berger nascono dal desiderio di dare voce e voci allo sguardo di un narratore capace di avvicinarsi all’opera degli artisti da lui più amati da artista e da storyteller, non da critico d’arte.

Nella prefazione ai suoi Ritratti, il 24 marzo 2015, sulla soglia dei novant’anni, Berger scrive:

«Cosa succede quando scrivo – o cerco di scrivere – d’arte? Dopo aver guardato un’opera, lascio il museo o la galleria in cui è esposta e provo a entrare nell’atelier in cui è stata creata. E lì aspetto nella speranza di scoprire qualcosa della sua storia, del modo in cui è stata fatta. Delle aspettative, delle scelte, degli errori, delle scoperte implicite nella storia del suo farsi.
Parlo tra me e me, ricordo il mondo che c’è fuori dall’atelier, e mi rivolgo all’artista che forse conosco, o che magari è morto da secoli. A volte qualcosa che ha fatto risponde. Non c’è mai una conclusione. Ogni tanto c’è uno spazio che ci sconcerta entrambi. Ogni tanto c’è una visione che ci lascia tutti e due a bocca aperta – come capita davanti a una rivelazione.
Sarà chi legge i miei testi a valutare ciò che un’impostazione e una pratica di questo tipo producono. Io sono sempre pieno di dubbi. Di una cosa, però, sono sicuro, ed è la gratitudine che provo nei confronti degli artisti per la loro ospitalità».
All’origine di questa nostra opera comunitaria, un collage di letture e interpretazioni, di auscultazioni diverse dell’opera artistica e delle pagine che la raccontano, c’è un sentimento di gratitudine. Per l’ospitalità che John Berger ci offre con e nei suoi testi, per la sua scrittura che invita amorosamente a guardare e guardare ancora, con attenzione e sorpresa, per la sua capacità di portarci con sé negli atelier degli artisti e nel mistero del loro disegnare, dipingere, scolpire, figurare il mondo dentro e fuori di noi, nel tempo e nello spazio.

Ecco perché abbiamo chiesto ad alcune attrici e alcuni attori che hanno avuto variamente modo di accostarsi all’universo bergeriano di scegliere uno o più dei suoi ritratti d’artista e di proporceli attraverso quella traduzione sottile e penetrante, emozionata ed esatta che è la lettura ad alta voce.

Volevamo che ne scaturisse un plurimo “ritratto vocale” di John, di John mentre tratteggia i lineamenti degli artisti che più lo hanno interrogato nel corso del tempo. Una ricostruzione del suo originalissimo percorso ‘autobiografico’ attraverso l’arte, ma anche una sorta di mise en abîme di sguardi e di ascolti capaci di restituire a questi sapienti, imprevedibili saggi di critica d’arte la loro natura di racconti, appassionanti come detective story.

Le letture sono corredate da una breve intervista. Alle attrici e agli attori che ci hanno fatto dono dell’intelligenza della loro voce abbiamo chiesto cosa li avesse spinti a scegliere proprio quel “ritratto” e che cosa avesse suscitato in loro quella lettura, tanto nel momento di entrarci quanto nell’atto di uscirne. Chi ascolta troverà le loro risposte nella sezione “Interviste”.

La ‘copertina’ di questa raccolta di ritratti ad alta voce è stata disegnata dall’artista turco Selçuk Demirel, compagno di John in tante piccole e grandi ‘cospirazioni’.

(Milano, 5 novembre 2021)

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