Negli ultimi decenni si stanno verificando a livello globale significativi cambiamenti demografici - lenti ma costanti - che stanno portando a un graduale invecchiamento della popolazione. La ricerca di Centro Studi approfondisce questa tematica nel presente rapporto.

 

 

Accanto a fattori che sicuramente incidono negativamente sulle dinamiche economiche e sociali, tra cui l’aumento dei costi sanitari, la carenza di profili professionali e di servizi finanziari per gli anziani, le difficoltà nel rendere sostenibili i sistemi pensionistici, la Silver Economy offre importanti potenzialità, in termini di erogazione di servizi sanitari (la c.d. Long Term Care, ovvero le prestazioni per la non autosufficienza, dall’assistenza alle residenze per anziani), di offerta di beni e servizi per la terza età; che spaziano dai servizi residenziali a quelli culturali e ricreativi, ai viaggi e turismo, domotica, alimentazione. Varie multinazionali stanno cercando di diversificare i loro prodotti per “tararli” a misura di anziano al fine di intercettare il potenziale economico derivante dalla popolazione anziana che non solo dispone di una capacità di spesa pro capite più elevata ma anche relativamente più stabile rispetto al ciclo economico nel confronto con gli under 40 anni. In termini monetari, il valore generato dalla c.d. Silver Economy è stato stimato in 7,6 mila miliardi di dollari l’anno negli USA ma a livello globale l’ammontare sarebbe di 15,6mila miliardi, un ordine di grandezza tale da rappresentare la seconda “potenza economica” dopo gli USA e prima della Cina.

Perché sta invecchiando la popolazione? Tale fenomeno è il risultato di una caduta a lungo termine dei tassi di fertilità e di un aumento dell'aspettativa di vita (longevità); quest'ultimo effetto riflette diversi fattori, quali la riduzione della mortalità infantile, i progressi nella sanità pubblica e nelle tecnologie mediche, una maggiore consapevolezza dei benefici collegati a uno stile di vita sano, l’allontanamento dal lavoro faticoso a favore di professioni terziarie, il miglioramento delle condizioni di vita.

La questione dell’invecchiamento è stata messa in agenda dal summit 2019 del G8 a Osaka che l’ha definita, per la prima volta nella storia, un rischio globale. Ma perché mai i grandi della terra dovrebbero occuparsi di demografia e non di economia? Per il fatto che l’80% delle persone al di sopra dei 65 anni vive nelle 20 economie maggiormente sviluppate che insieme producono l’85% del PIL mondiale e, più degli altri, potrebbero beneficiare del “dividendo demografico” generato dai paesi emergenti. In questi ultimi, al contrario, va “infoltendosi” la coorte in piena età lavorativa (30-55 anni) ad un ritmo superiore rispetto alla capacità del sistema economico locale di creare posti di lavoro e, pertanto, non viene assorbita dal mercato del lavoro.

Secondo le ultime proiezioni della Banca mondiale, entro il 2030 la popolazione mondiale supererà gli 8,5 miliardi (7,6 nel 2018) mentre l’età mediana raggiungerà i 33 anni dai 30 anni raggiunti nel 2018 (era 24 nel 1950).

Tali sviluppi avranno implicazioni profonde non solo per gli individui ma anche per i governi, le imprese e la società civile. L’impatto riguarderà, tra gli altri, la salute e i sistemi di assistenza sociale, il mercato del lavoro, le finanze pubbliche e i sistemi pensionistici.

L’Italia è uno dei paesi al mondo con la più elevata vita mediana (45,5 anni) e una significativa quota di anziani sul totale della popolazione (23%). Le previsioni sull’andamento demografico evidenziano un rafforzamento di tale tendenza e la conseguente necessità - per i governi e per il sistema economico - di fare fronte a nuove importanti sfide e opportunità.

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