REPORT DA PIKPA - VOLONTARIATO IN VIAGGIO AI CONFINI DELL'ABBANDONO ISTITUZIONALE 

Di Alessandro De Lucia

Lasciami andare,
voglio sapere cosa è un prato verde,
cosa è correre!
negli occhi il buio,
come sarà  il sole?
hey, mi sentite!? chi è la bestia!?

Banda bassotti, Negli occhi il buio

 

 

La mia esperienza di Servizio Volontario Europeo in Grecia,
nell´istituto pubblico per bambini disabili orfani KAAPV, piu´ noto
come PIKPA, sta volgendo al termine. Sono passati quattro mesi ed e`
molto difficile ora riportare in parole scritte tutte le emozioni che
ho vissuto in questa esperienza intensa. Posso dire, senza esagerare,
che quello che ho visto e sentito in questo posto ha cambiato talmente
tanto la mia vita che non potro` piu´ guardare nemmeno una nuvola con
gli stessi occhi di prima, senza vedere in essa il viso di una
creatura e una mano che gli viene incontro per accarezzarlo.
Non so se sono riuscito a contribuire a portare un raggio di sole a
questi ragazzi senza famiglia, come mi ero proposto di fare, ma so per
certo che gli altri volontari, i miei amici, lo hanno fatto, ed e´ per
questo che ora scrivo: questa non vuole essere l´ultima pagina di un
diario, ne´ un semplice report finale, ma un modo per rendere omaggio
a tutti loro, a chi ha aperto la porta chiusa dietro cui sono
rinchiuse le persone disabili, forse anche solo uno spiraglio, ma per
chi conosce solo  l´oscurita´ e´ un bagno di luce.
Ho detto agli altri volontari e alle coordinatrici del mio progetto
che voglio essere lo strumento per fare uscire questa esperienza da
qui e farla conoscere al mondo, perche´ nessuno sa le emozioni che
viviamo, solo noi. Voglio che anche chi e´ lontano sappia di noi, che
senta la nostra voce, che  sia sfiorato dal nostro vento. Non se sia
possibile fare tutto questo con delle semplici parole, ma mi e´
d´obbligo provarci e farmi portavoce. Almeno per una volta, prima di
andarmene.
Va spiegato innanzitutto che noi volontari viviamo tutti insieme
dentro l´istituto, nella parte dove sono situati anche gli uffici
amministrativi. Questo implica una forma di vita comunitaria che e´
molto rara nei progetti di Servizio Volontario Europeo, se non unica.
Dormiamo divisi  due o tre per stanza, cuciniamo a turno e mangiamo
insieme, a turno facciamo le pulizie e abbiamo una stanza comune dove
ci ritroviamo per mangiare, per leggere, per ascoltare musica ecc. Il
risultato e´ che il legame tra i volontari e´ molto intenso, influendo
positivamente anche sulle attivita´ con i bambini. In questa parte
dell´istituto non viviamo solo noi volontari, ma anche alcuni dei
ragazzi disabili piu´ autonomi: questo crea a volte situazioni strane,
ma molto divertenti.
I bambini vivono divisi dentro quattro  edifici all´interno del parco
dell´istituto, e una delle attivita´ principali dei volontari e´ il
supporto alle infermiere: al mattino e´ necessario aiutare a vestire
i  bambini, lavarli , cambiare i pannolini, aiutarli a mangiare,
accompagnarli a scuola o dai fisioterapisti. Per me il primo impatto
con questa realta´ e´ stato molto duro, un vero shock: i bambini hanno
disabilita´ molto gravi e vivono in pessime condizioni. Le infermiere
sono poche e sovraccariche di lavoro: in questa situazione l´igiene
non puo´ che essere molto scarsa, ma sopratutto scarsi sono l´affetto
e l´attenzione ricevuti dai bambini. Per questo la presenza dei
volontari e´ indispensabile. Ed e´ indispensabile avere un sorriso
sulle labbra da regalare e anche, perche´ no, una battuta e una bella
risata: essere seri e tristi come lo ero io all´inizio non e´ certo
d´aiuto.
Lo scopo del progetto e´ molto semplice: fare uscire questi bambini
dal loro letto. Questo lo facciamo in diversi modi.
I ragazzi con disabilita´ fisiche molto gravi, per i quali e´
estremamente difficile fare il minimo movimento, li portiamo a
camminare con le sedie a rotelle dentro l´istituto: il parco e´ grande
e molto bello, quindi adatto per passeggiare.
Quando il tempo e´ brutto e fa troppo freddo per andare fuori portiamo
i ragazzi dentro la sala comune dei volontari per fare attivita´di
relaxing, con massaggi e musica, oppure per disegnare. Queste
attivita´ sono apprezzate da molti volontari perche´ e´ un occasione
per prendersi cura dei bambini e coccolarli, cosa che non sempre e´
possibile nelle altre attivita´, specie quando si aiutano le
infermiere al mattino.
Un attivita´ giornaliera e´ accompagnare alcuni bambini in piscina,
dove ricevono lezioni di nuoto: questo e´ importante non solo per
l´attivita´ fisica in se, ma anche come momento di integrazione al di
fuori di PIKPA, un modo per vedere  persone diverse dal mondo a parte
in cui vivono in questo istituto,che per loro funge da ghetto sociale.
Un attivita´ su cui puntiamo molto sono le uscite fuori da PIKPA:
organizziamo spesso delle gite  in Glyfada, la citta´ piu´ vicina, i
bambini ne sono entusiasti e chiedono sempre quando sara´ la prossima
volta che ci potremo andare. Purtroppo la direzione dell´istituto e´
contraria a questo tipo di attivita´ e cerca spesso di ostacolarle.
 In generale l´atteggiamento della direzione verso questo progetto e´
di indifferenza: questo non vale solo per le attivita´ dei volontari,
ma per tutti i lavori che si svolgono dentro l´istituto. Ad esempio la
scuola interna e´ a mio giudizio, e non solo mio, davvero pessima: i
ragazzi stanno dentro tutto il tempo senza fare praticamente niente.
Nessun insegnamento, nessuna attivita´, niente di niente: un concetto
ben strano di scuola.  Tra il personale dell´istituto, sopratutto
infermiere, sono presenti persone valide, ma l´organizzazione generale
e´ improntata al disordine. Sembra che le persone che amministrano
l´istituto stiano piu´ attente al proprio quieto vivere e ad evitare
problemi di ogni sorta piuttosto che al benessere dei  bambini.
Circa due mesi fa ho avuto un incidente con una ragazza in
carrozzella: la ragazza si e´ rotta qualche dente, ma a parte il
dolore momentaneo e la paura non ha avuto gravi problemi. La direzione
ha colto il pretesto per proibire quasi del tutto le uscite fuori da
PIKPA dei ragazzi con i volontari. Ammetto che l´incidente e´ dovuto
ad un mio errore ed e´ mia responsabilita´, ma la sedia a rotelle
della ragazza era in pessime condizioni, senza cintura e senza i
minimi standard di sicurezza: come la stragrande maggioranza delle
sedie a rotelle nell´istituto. Forse la direzione, anziche´ proibire
ai ragazzi di uscire con i volontari, potrebbe impegnarsi a procurare
delle sedie a rotelle piu´ sicure per i ragazzi, in modo che i rischi
di incidente non siano cosi´ elevati.
Non so spiegarmi esattamente l´atteggiamento  della direzione, visto
che il nostro progetto serve ad aiutare i ragazzi  dell´istituto ad
uscire; forse il problema e´ proprio questo: non vogliono che siano
aiutati. Alla societa´ non piacciono le persone disabili, non le piace
vederli mescolarsi ad essa, perche´  non sono belli, non parlano come
gli altri, non pensano come gli altri, non ridono come gli altri, non
camminano come gli altri anzi spesso non camminano affatto e non fanno
affatto tutte queste cose che per noi sono scontate. Fanno paura. E´
comprensibile che un istituto pubblico, emanazione di questa stessa
societa´, li voglia tenere dentro le proprie mura, alla larga da
tutti, e non vuole nessuno che tenti di tirarli fuori per fare loro
conoscere il mondo, anche solo per un attimo. Questo forse non e´
dovuto a cattiveria, ma semplicemente a volonta´ di stare tranquilli
nelle proprie scrivanie senza essere disturbati. Ma cattiveria o no il
risultato e´ lo stesso.
Per fortuna l´indifferenza della direzione e´ compensata dalle nostre
due coordinatrici: tengono in piedi il progetto mosse da un autentico
amore per i bambini e i ragazzi, senza di loro non ci sarebbe niente
di tutto quello che stiamo facendo qui e che tanti altri hanno fatto
prima di noi. A noi volontari non fanno mai mancare aiuto e supporto,
compreso l´affetto e l´amicizia. Sono due persone che ricordero´ per
sempre, e non solo io.
Il nostro progetto, a differenza di molti altri, prevede  molte ore di
lezione di greco: la lingua e´ molto importante non solo per
comunicare con bambini e ragazzi, ma per integrarsi nella comunita´
locale. Ho la fortuna di avere un insegnante estremamente brava, in
grado di seguire nello stesso modo sia gli studenti piu´ lenti che
quelli piu´ veloci. Anche lei e´ molto motivata verso i bambini di
PIKPA, sopratutto verso un neonato di nome Pavlo che porta fuori con
se tutti i giorni, facendogli di fatto da madre. Anche lei non la
dimentichero´ mai.
I primi tempi qui per me sono stati davvero duri e pensavo seriamente
di abbandonare prima della fine il progetto, ma ora sono davvero
felice di avere fatto la scelta di restare: ora semmai mi assale con
violenza il dolore di dovere lasciare tutto questo, perche´ il mio
progetto e´ ormai finito. Ma il progetto continuera´e ho scritto
questo perche´ tutti sappiano che esista e che e´ necessario che
continui ad esistere, ne dipende il futuro dei bambini e, come diceva
Whilelm Reich, noi tutti siamo i bambini del futuro, nostra e´ la
lotta contro i repressori, le ceneri della volonta´ vanno attizzate.
Se non sapete che fare della vostra esistenza vuota fate qualcosa per
i bambini, fate qualcosa per i ragazzi disabili, uscite dalle vostre
case e smettete di guardare la vostra vita come una statua congelata
che non potete muovere. Ne vale la pena per avere quello che ho io ora
nel mio cuore: qualcosa che brilla come il sorriso di cento bambini.

Alessandro De Lucia

 

hescher mao

 Il sito va in pensione

Leggi la notizia