copertina_artigiani20del20welfare.jpgCome risponde il sistema di welfare italiano alle domande e ai nuovi bisogni di un paese che cambia rapidamente, sotto il profilo demografico, sociale ed economico?

Nell'ultimo decennio si è assistito, infatti, ad un profondo mutamento della struttura della popolazione italiana:

  • la popolazione non cresce, ma cresce il numero delle famiglie, pari oggi a circa 23 milioni (con un +10% rispetto a 10 anni fa): queste sono sempre più piccole (2,5 componenti in media). A questo si aggiunge la grande diffusione delle famiglie costituite da una sola persona (sono il 26% delle famiglie, erano il 20% negli anni '80) e delle famiglie monoparentali (l'8,6% delle famiglie), legate, in molti casi, alla crescita di separazioni e divorzi, (rispettivamente + 57% e +74% nel decennio 95-2005);
  • gli ultrasessantacinquenni sono oltre 12 milioni e rappresentano il 20% della popolazione (erano il 17% dieci anni fa);
  • contestualmente all'aumento della popolazione anziana, è diminuita l'incidenza della popolazione giovane, quella tra 0 e 14 anni, che si attesta oggi al 14%;
  • le famiglie che vivono in condizioni di povertà relativa rappresentano l'11% delle famiglie italiane. Il 14,6% delle famiglie dichiara di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese ed il 28,4% di non essere in grado di far fronte ad una spesa imprevista di 600 euro;
  • rispetto al 2003 la popolazione straniera è aumentata del 122%: in Italia ci sono oggi 3,4 milioni di immigrati, di cui poco più della metà è costituita da donne.

Come risponde il sistema di welfare a questo cambiamento di contesto? Il quadro è assai critico. Un'analisi della spesa sociale mostra una arretratezza di investimenti proprio nel settore dell'assistenza, "schiacciato" tra la Sanità e la Previdenza. Nel 2007 la spesa per la protezione sociale complessivamente sostenuta dalla pubblica amministrazione ammonta a 366.878 milioni di euro, pari al 23,9% del PIL. Di questi, il 66,3% sono stati investiti nel settore previdenziale; il 25,8% nella sanità e il 7,9% per l'assistenza sociale.
La spesa per interventi e servizi sociali dei comuni ammonta, nel 2005, a 5,741 miliardi di euro, pari allo 0,4% del PIL. Esiste una grande diversificazione tra le aree nazionali ed una sostanziale frattura tra le regioni del Centro - Nord e quelle del Sud. Così, se la spesa media pro-capite nazionale è pari a 98 euro, nel Nord-est questa è pari a 146 euro, nel Centro a 111 euro, mentre al Sud la spesa media pro-capite è ferma a 40 euro.

Quale futuro si prospetta per il sistema di welfare? Si ipotizzano due scenari da qui al 2013. La prima prospettiva è quella di un welfare "senza ambizioni" che di fatto si mantiene in una sfera tutta residuale; la seconda disegna un'ipotesi di welfare "in cammino" che, in modo graduale, si rafforza e aumenta di efficacia. La riflessione sul futuro prossimo del welfare si intreccia con il tema della riforma federalista.

Conclude il documento, la presentazione dei risultati di una indagine campionaria sulle aspettative, i giudizi e le preoccupazioni dei cittadini relativamente al sistema di welfare. Il rafforzamento dei servizi sociali locali è al primo posto nelle richieste che i cittadini avanzano alle istituzioni.

L'analisi condotta da Cittalia - Fondazione ANCI Ricerche e presentata in questo documento fa proprio il punto di vista dei Comuni, "artigiani del welfare", di coloro cioè che in questi anni, con risorse disponibili scarse, hanno comunque fatto camminare i principi della riforma nella concretezza quotidiana: enti locali, cittadini, famiglie, operatori, volontari, associazioni, e molti altri attori sociali. Un lavoro artigianale, spesso affidato alla creatività e alla voglia di fare di singoli o di gruppi, in assenza di un quadro strategico nazionale di riferimento.

 

hescher mao

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