mind_italianoTutti siamo coinvolti nella responsabilità di promuovere un cambiamento culturale e sociale affinché i conflitti dentro e fuori di noi, in famiglia come tra popoli, non diventino momenti di violenza e guerra degli uni contro gli altri, bensì costituiscano ambiti di dialogo e confronto civile e rispettoso delle differenze.

 

Fare violenza su una o più persone significa non rispettare la sua libertà d'azione e pensiero, le sue diversità, siano esse d'opinione, di religione, razza, sesso, cultura. Fare violenza è pertanto ledere un diritto umano. La dichiarazione ONU dei diritti umani, nel primo articolo afferma che "tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza". La "non violenza" è un diritto riconosciuto alle persone, nello spirito di fratellanza che ci unisce.
E' facile usare violenza soprattutto sui più "deboli". Per questo, ad esempio, i bambini ed adolescenti hanno diritti tra i più difficili da tutelare.
Per promuovere la loro difesa, la Carta dei diritti fondamentali dell'UE afferma che "i bambini hanno diritto alla protezione ed alle cure necessarie per il loro benessere.."e che "in tutti gli atti... l'interesse superiore del bambino deve essere considerato preminente..." (art 24).
Come organizzazioni di volontariato, come istituzioni pubbliche e come cittadini europei siamo quindi tutti impegnati affinché i conflitti, a cominciare da quelli familiari, non diventino espressioni di violenza, ed in particolare che non lo siano nei confronti dei bambini ed adolescenti, verso i quali gli adulti hanno maggiori doveri.
Questo piccolo manuale vuol essere un contributo alla riflessione su come possiamo imparare a gestire i conflitti in forme non violente, sia in famiglia quando i rapporti diventano difficili, che nella società quando ci si schiera gli uni contro gli altri, e su come in ciò può darci una mano la mediazione familiare e sociale in difesa dei più deboli.
Ci rivolgiamo agli adulti, ma anche ai ragazzi, figli di oggi e genitori di domani, rappresentanti di quel futuro migliore a cui ogni generazione aspira: quel futuro che vorremmo un giorno fosse "senza" violenza. Ci rivolgiamo anche in generale a chi vuol vivere i problemi concreti della quotidianità con "voglia di pace": non tanto a chi è in situazioni "estreme" di disagio e violenza dei conflitti, ma a chi intende acquisire maggiori consapevolezze per gestire i conflitti propri e altrui producendo minore dolore per tutti.

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