stor_15097127_28530L'Emilia Romagna è la regione italiana con le maggiori possibilità di integrazione per gli immigrati, ma, in rapporto alle condizioni della popolazione locale, svetta la Sardegna.

 

 

La fotografia che emerge dal VI Rapporto sugli Indici di integrazione degli immigrati di Italia presentato al Cnel ritrae una realtà molto diversa e variegata sul piano geografico, dove le potenzialità maggiori non sempre corrispondono ad un risultato ottimale: succede invece che realtà sulla carta più deboli riservino sorprese. In linea di massima "piccolo è bello" anche nell'integrazione, a proposito della quale il Cnel indica una ricetta, e con sicurezza: subito la legge per il voto amministrativo e il diritto di cittadinanza.

Per la prima volta il rapporto presentato al Cnel dal Comitato di Presidenza dell'Organismo nazionale di coordinamento delle politiche di integrazione degli stranieri e realizzato dall'équipe del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes, coordinato da Luca di Sciullo, pone fianco a fianco la graduatoria assoluta 'classica', basata sui dati della sola popolazione immigrata in ciascun contesto territoriale, e una nuova graduatoria comparativa, che mette a confronto le condizioni di vita dei cittadini italiani con quelle degli stranieri in ciascun singolo territorio, per vedere quanto siano effettivamente distanti.

E qui cominciano le sorprese. Perché se alla guida della graduatoria assoluta c'è una prospera regione del centro-nord, l'Emilia-Romagna, con molti mezzi e una solida tradizione di accoglienza - in quest'edizione del rapporto scavalca Trentino Alto Adige (al quinto posto) e Veneto (al settimo), che guidavano le edizioni 2003 e 2004 - la regione che riesce a garantire il miglior livello di integrazione in relazione agli standard di vita della popolazione locale, è invece al Sud, la Sardegna. Seguono Marche, Friuli Venezia Giulia, Valle d'Aosta e Umbria, tutte realtà medio piccole, dove risulta più facile valorizzare relazioni umane e sociali rispetto a contesti fortemente metropolitani, più dispersivi e alienanti. La conferma? In questa graduatoria Lombardia e Lazio si piazzano rispettivamente al diciottesimo e all'ultimo posto.

In termini assoluti, la macro area dove gli immigrati sono più integrati è il nord-ovest: il primato dell'Emilia-Romagna qui è confermato dalla presenza di tre province nelle prime dieci in graduatoria e dal miglior piazzamento per capacità di attirare e trattenere al proprio interno la maggior popolazione di stranieri. Sempre nella graduatoria assoluta, la provincia a più alto potenziale di integrazione è Trieste, ma quella a massima integrazione 'reale' è Cagliari. Catanzaro la segue al quinto posto, a conferma delle possibilità del Mezzogiorno.

Piccolo, quindi, è meglio perché significa contesti ristretti, rapporti con servizi, enti e strutture più immediati e un inserimento più facile per chi è straniero rispetto ai grandi agglomerati urbani. Infatti, le grandi regioni del centro-nord, spesso dal potenziale assoluto di integrazione più elevato rispetto al resto d'Italia, nella graduatoria comparativa figurano solo da metà classifica in giù: Veneto al tredicesimo posto, Emilia-Romagna al quattordicesimo, Toscana al sedicesimo, Lombardia al diciottesimo, Lazio fanalino di coda, al ventesimo posto.

Il rapporto si basa sia su indicatori statistici e sociali del 2006 - dalla accessibilità immobiliare alla dispersione scolastica, dai ricongiungimenti familiari all'acquisizione della cittadinanza, ai livelli di devianza - che occupazionali, come l'inserimento lavorativo, i livelli professionali, il reddito e il tasso di imprenditorialità.

Le differenze sono grandi: se nel Lazio l'affitto di una casa di 50 metri quadri in periferia incide per il 52% sulla retribuzione media degli stranieri non comunitari, nel Meridione il valore si dimezza. Il tasso di devianza - basato sulle denunce penali tra gli stranieri regolarmente soggiornanti - al nord è, a sorpresa, sotto la media nazionale (4,3%) nonostante lì venga particolarmente enfatizzata la preoccupazione sicurezza legata all'immigrazione.

In graduatoria assoluta, Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna sono ai primi posti per l'indice di inserimento occupazionale, ma in termini comparativi in testa passano Sardegna, Val d'Aosta e Calabria. In Sardegna e Calabria, poi, l'indice di imprenditorialità - percentuale di maggiorenni titolari di azienda stranieri - è superiore alla media italiana (4,35%).

Questa geografia rovesciata fa riflettere su come il "poco" delle regioni meridionali sia in realtà molto rispetto alle proprie possibilità strutturali, e il "tanto" del centro-nord, decisamente meglio attrezzato, venga ridimensionato in base agli standard medi della popolazione nativa.

L'immigrazione è una condizione strutturale della società italiana e in futuro lo sarà sempre di più, conclude l'Onc-Cnel. Come dimostrano le graduatorie comparative, in diversi contesti i processi di inserimento sono ben avviati. Perché le politiche sociali si sviluppino in integrazione - anima delle politiche migratorie sia a livello nazionale che comunitario - il Cnel individua due interventi da realizzare con urgenza: la legge sul diritto di cittadinanza e quella sul diritto di voto amministrativo per gli immigrati. (Fonte: www.repubblica.it)

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