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Luoghi sociali aperti alla disabilità
Autori Vari
Dalla presentazione
Che cosa è successo dal 1846 ai giorni nostri? E perché parliamo del
1846? Alla prima domanda possiamo dire che è successo molto come
che non è successo niente: dipende dalla prospettiva in cui ci poniamo
perché il mondo ha continuato a girare ma nello stesso tempo ha avuto,
ad esempio, un numero di abitanti molto maggiore, si è affollato. E perché
prendiamo il 1846? Perché nel 1846 Édouard Séguin pubblicò un
volume consistente, di molte pagine, dedicato a quelli che all’epoca venivano
chiamati gli idioti.
Il vocabolo non aveva nessun senso ingiurioso; richiamava l’etimologia
greca e quindi il senso di unicità dell’individuo, nella originalità completa,
totale, mancando alcuni elementi che chiameremmo oggi di reciprocità.
Séguin utilizzò questo termine perché era in voga. Nei suoi contenuti,
Séguin si ribellava alla originalità separata che permetteva la categorizzazione
e la possibilità di pensare che certi individui appartenevano
a una categoria diversa dalle persone che chiamiamo normali.
In particolare è stata ripresa da molti studiosi la sua accusa nei confronti
dei medici. L’accusa consisteva nel dire che essi avevano incontrato
«degli idioti nella loro pratica e nei loro ospedali senza aver loro consacrato
un’ora assidua del loro tempo, non fosse che per pura curiosità
scientifica». Continuava dicendo che, mancando il tempo, il senso medico
di osservazione era svolto esaminando unicamente alcune facoltà intellettive
assenti presso un soggetto, è che venivano descritte con una fraseologia
e con termini tali da mettere in luce solamente delle competenze
esclusive, le abitudini ripugnanti e singolari; e aggiungeva «senza aver
fatto seguire questo tipo di ritratto dall’indicazione di cura alcuna, di
miglioramento alcuno ottenuto attraverso una serie di mezzi presi a prestito
dalla terapia e dalla medicina morale».
Come terzo capo d’accusa, sottolineava l’abitudine di prendere per base
delle loro valutazioni del fattore idiozia, l’incapacità intellettuale degli
idioti che non è che una delle numerose conseguenze dell’anomalia stessa
dell’idiozia. E infine di avere, «essi che desiderano passare per fisiologi,
respinto dal loro studio sull’idiozia i numerosi disordini fisiologici
che si offrivano alla loro osservazione come i sintomi più positivi di un’infermità
positiva, per avvolgersi in sottigliezze metafisiche che non provano
nulla né – come principio – sulla natura dell’idiozia, né – in pratica
– sulla gravità dei casi specifici».
Riassumeva Séguin: «Insomma, accuso i medici di non aver osservato,
BIOGRAFIE
CHE NON CADONO
IN UN PROTAGONISMO
IMPOSSIBILE
ANDREA CANEVARO
Presentazione
PRESENTAZIONE
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curato, definito, analizzato l’idiozia e di averne invece parlato troppo.
Così con le loro definizioni l’idiozia è ancora un fatto scientifico pieno
di confusione» [Séguin É., 1970 (1846), pp.71-72].
Cosa indicava Séguin con questa accusa? In un altro momento della sua
scrittura ce lo dice con ancora maggiore chiarezza, indicando l’incapacità
della classe medica – ma è evidente che era più rivolta all’intera società
– di capire l’originalità del soggetto. Accusava i medici di realizzare sempre
lo stesso ritratto – questa è un’espressione usata da Séguin – non
capendo che ciascuno ha una sua originalità e una sua storia. E infatti
una buona parte del libro di Séguin è dedicata alle storie, ai ritratti originali
dei personaggi allora definiti idioti da lui incontrati.
