Le aree analizzate nel volume, segnalate dal ministero del Lavoro, sono cinque: servizi per la prima infanzia integrativi o complementari ai nidi, misure di tutela dei bambini e degli adolescenti fuori famiglia, diritto al gioco e alla socializzazione, intergenerazionalità e misure di contrasto allo sfruttamento del lavoro minorile.
Un'indagine durata circa un anno curata dal uno dei gruppi di lavoro del Centro nazionale composto da due giuristi due pedagogisti, un'assistente sociale e un'esperta sulle tematiche del lavoro minorile.
Sono passati oltre dieci anni dalla legge 285/97 ma quali sono i risultati? Come hanno lavorato gli Enti locali e che tipo di interventi sono stati portati avanti? Una delle indagini elaborate dal Centro nazionale riguarda il lavoro a livello nazionale e le iniziative che si sono sviluppate grazie a questa legge.
L'indagine è raccolta nel volume “Esperienze e buone pratiche oltre la legge 285/1997”, il Quaderno n. 45 della collana Questioni e documenti. Si tratta di un lavoro durato circa un anno curato dal giurista Emanuele Pellicanò e dal pedagogista Riccardo Poli al quale hanno partecipato Eleonora Nesi, assistente sociale, Raffaella Pregliasco, giurista; Ilaria Barachini, pedagogista e Cristina Mattiuzzo, esperta sulle tematiche del lavoro minorile.
Nel Quaderno n.26, pubblicato nel 2002, abbiamo già trattato la legge 285 – spiega Pellicanò – occupandoci delle buone pratiche attraverso un lavoro sul territorio. Il contenuto di questo nuovo volume è importante perché ha rilevanza nazionale. Nel frattempo le Politiche sociali sono diventate di competenza delle Regioni e attraverso la pubblicazione delle loro esperienze gli Enti locali possono avere una vetrina e uno spazio di confronto e di scambio”.
“Dal 2000 ad oggi c'è stato un incremento dei progetti – continua il giurista – e nel secondo triennio (2000-2003) risulta maggiore rispetto ai tre anni precedenti. Una parte importante del lavoro per le Regioni è stata la condivisione delle esperienze a livello nazionale attraverso una serie di incontri che si sono tenuti a Firenze, nella sede del Centro nazionale. Le realtà regionali sono infatti molto diverse tra loro”.
La metodologia utilizzata dal gruppo di lavoro è stata quella del coinvolgimento dei diretti interessati attraverso una serie di incontri il primo dei quali è servito a concordare con le Regioni i criteri identificativi, quindi è stata fatta la raccolta delle buone pratiche, anche attraverso il lavoro in remoto. Le Regioni che hanno presentato il maggior numero di progetti sono state Emilia-Romagna, Puglia, Piemonte, Toscana e Veneto ma il volume ha voluto mettere in evidenza tutti i progetti anche pensando ad una loro futura pubblicazione su una banca dati on line per la divulgazione più ampia. Nel Quaderno è possibile trovare anche i nomi dei referenti delle Regioni, delle Provincie autonome e delle Città riservatarie compresi i referenti di progetto divisi per area di intervento, sezione del libro che sicuramente sarà utile ai lettori e agli operatori. (Fonte: Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza)
Per richiederne le copie potete rivolgervi a: Segreteria del Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l'Infanzia e l'Adolescenza Istituto degli Innocenti Piazza S.S. Annunziata, 12 50122 Firenze tel. (+39) 055 2037.343 - fax (+39) 055 2037.344 email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Le aree analizzate nel volume, segnalate dal ministero del Lavoro, sono cinque: servizi per la prima infanzia integrativi o complementari ai nidi, misure di tutela dei bambini e degli adolescenti fuori famiglia, diritto al gioco e alla socializzazione, intergenerazionalità e misure di contrasto allo sfruttamento del lavoro minorile.