Sebbene in Italia, oltre l'80% delle famiglie è proprietario della casa in cui vive, esiste un grave e forte problema "Casa". Infatti, anche se solo il 17,2% vive in un'abitazione in affitto (e tale valore è in costante calo - era il 18,8% nel 2005), è anche vero che nel periodo 1991-2007, i canoni di affitto a prezzi di mercato sono aumentati, nelle aree urbane, del 66,7%, a fronte di una crescita delle disponibilità familiari del 20,8%.
Il dato è ancora più preoccupante se si considera che accedono al mercato dell'affitto prevalentemente le famiglie meno abbienti, quelle per cui l'affitto a prezzi di mercato arriva a pesare fino ad oltre il 30% del reddito.
Secondo stime della Banca d'Italia, nel 2004, il 15,5% delle famiglie, corrispondenti in termini assoluti a 3,3 milioni di famiglie, si trova in condizione di disagio abitativo. Tale stima è stata costruita considerando sia il disagio di tipo economico (quando il costo dell'affitto o del pagamento dei mutui raggiunge il 30% del reddito disponibile), sia le condizioni di sovraffollamento.
La domanda abitativa potenziale è collegata a diversi fenomeni: dalla povertà relativa (che nel 2006 ha riguardato l'11,1% delle famiglie residenti in Italia) all'aumento delle famiglie monoreddito e monoparentali (in Italia le separazioni sono aumentate del 57% e i divorzi del 74% rispetto al 1995), dalla crescita della popolazione straniera residente (+90% rispetto al 2007) ai giovani che pur lavorando non possono permettersi un'abitazione propria e continuano a vivere con i genitori, agli studenti universitari fuori sede.
In rapporto con gli altri paesi europei, l'Italia registra una tra le più basse percentuali di alloggi di edilizia sociale pubblica: il 4%, a fronte del 36% dell'Olanda, del 22% dell'UK e del 20% della media comunitaria. L'offerta abitativa pubblica in Italia, dagli anni ‘80, si è ridotta del 90%.
Un numero crescente di persone e di famiglie è oggi direttamente toccato, in Italia, dal problema della casa; e per molti di essi assume i contorni di una vera e propria emergenza.
Affrontare la questione abitativa significa, in primo luogo, rispondere alle aspettative di chi soffre direttamente della mancanza di un‟abitazione dignitosa. Sarebbe riduttivo, tuttavia, pensare che la questione abitativa riguardi solo un numero limitato di persone: la percentuale di individui che si trovano ad affrontare il problema legato alla mancanza di un'abitazione - adeguata e dignitosa - è in continua crescita.
La questione abitativa, incidendo sulla coesione sociale e sulla competitività, ha un impatto complessivo sullo sviluppo delle città e sulla crescita del paese. E' sufficiente a questo proposito ricordare:
- l'effetto della mancanza di abitazioni disponibili per la formazione delle nuove famiglie, con il conseguente
ritardo nei processi di autonomizzazione dei giovani;
- l'effetto paralizzante della questione abitativa sul mercato del lavoro e in particolare sulla mobilità abitativa per motivi di lavoro;
- il blocco dell' "ascensore sociale", cui contribuisce l'indisponibilità di alloggi a prezzi ragionevoli per gli studenti universitari, nonché la difficoltà, per Università e Istituti di Ricerca, di attrarre "intelligenze" dall'Italia e dall'estero presso le proprie sedi;
- il crollo demografico che pone l'Italia tra i paesi con il più basso tasso di nascite in Europa.
(Fonte: www.cittalia.it)
Sebbene in Italia, oltre l'80% delle famiglie è proprietario della casa in cui vive, esiste un grave e forte problema "Casa". Infatti, anche se solo il 17,2% vive in un'abitazione in affitto (e tale valore è in costante calo - era il 18,8% nel 2005), è anche vero che nel periodo 1991-2007, i canoni di affitto a prezzi di mercato sono aumentati, nelle aree urbane, del 66,7%, a fronte di una crescita delle disponibilità familiari del 20,8%.