Pacchetto sicurezza: sì del Senato. Con 154 voti favorevoli e 114 contrari l'Aula di Palazzo Madama ha approvato, in prima lettura, il disegno di legge sulla sicurezza pubblica (ddl 733). La parola passa ora alla Camera.
Il provvedimento, varato dal governo nel giugno scorso, si è gonfiato nel corso dei mesi per includere i suggerimenti più diversi in materia di lotta alla criminalità e all'immigrazione clandestina, anche sull'onda di recenti fatti di cronaca.
Tra i punti principali: la tassa sul permesso di soggiorno, la schedatura dei senzatetto, la possibilità per i medici di denunciare i clandestini, la legalizzazione delle ronde di cittadini non armate.
E' disponibile la bozza provvisoria del testo del ddl n. 733 "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", approvato dal Senato il 5 febbraio 2009.
L'emendamento al ddl sicurezza approvato da Palazzo Madama sopprime il comma 5 dell'articolo 35 del decreto legislativo del 25 luglio 1998, n. 286, ossia il Testo unico di disciplina dell'immigrazione. L'articolo in questione recita: «L'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano».
I medici dunque potranno denunciare gli stranieri irregolari. Il Senato ha approvato l'emendamento presentato dalla Lega, primo firmatario il capogruppo Federico Bricolo, che cancella la norma secondo cui il medico non deve denunciare lo straniero clandestino che si rivolge alle strutture sanitarie pubbliche.
«Noi continueremo ad aiutare poveri immigrati non regolari». È la posizione della Chiesa, espressa da monsignor Domenico Segalini, vescovo di Palestrina e segretario della commissione Cei (Conferenza episcopale italiana) per le migrazioni. «Le indicazioni che daremo sono quelle del rispetto delle leggi, ma al di sopra di tutto c'è il rispetto della salute. È grave che una persona in pericolo di vita non vada a farsi assistere per paura di essere denunciata. Compito di un medico è quello di assistere chi soffre senza guardare alla religione, al colore della pelle o se è un condannato a morte».
Dall'opposizione è stata definita una norma che «riduce il medico a fare il delatore», costringendo i clandestini a «non farsi curare per paura», una norma razzista e di «pagina buia e vergognosa per il nostro Paese».
In effetti, si corre «il concreto rischio di incentivare una medicina parallela che gli illegali utilizzeranno per non trovarsi a essere denunciati se vanno in ospedale o da un medico». Il rischio grave è che «clandestini con malattie che portano dal loro paese non si facciano curare» con conseguenze per la stessa sanità pubblica. Con la possibilità che si diffondano malattie come scabbia, tbc, malaria.
La norma incontra anche la contrarietà degli addetti ai lavori. Il presidente della Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo) Amedeo Bianco parla di «norma che va contro l'etica e la deontologia e che si potrebbe rivelare un boomerang sul piano della salute pubblica».
Va all'attacco anche il presidente dell'Ordine dei medici di Udine Luigi Conte: «Non diventeremo mai dei delatori. La medicina deve restare libera e indipendente. Saremo vicini e sosterremo tutti i medici che non denunceranno i clandestini».
Durissimo il commento di Medici senza Frontiere, secondo cui in questo modo viene minato il diritto alla salute. «Una scelta che sancisce la caduta del principio del segreto professionale per il personale sanitario volto a tutelare il paziente come essere umano, indipendentemente da ogni altra considerazione. Potrebbe provocare una pericolosa marginalizzazione sanitaria di una fetta della popolazione straniera presente sul territorio» dice Kostas Moschochoritis, direttore generale di MSF Italia. L'organizzazione, tra i promotori della campagna «Non siamo spie», ha fatto appello alla Camera perché riveda la norma.
E Gino Strada, medico e fondatore di Emergency: «Anche di fronte all'inciviltà sollecitata da una norma stolta prima ancora che perversa, sono certo che i medici italiani agiranno nel rispetto del giuramento di Ippocrate, nel rispetto della Costituzione e della Dichiarazione universale dei diritti umani».
"Delusi e preoccupati" anche i pediatri. In una nota la Società italiana di pediatria ricorda che "la denuncia da parte del medico degli immigrati clandestini mette in pericolo soprattutto i bambini". Che rischiano di diventare invisibili. Ed è stata una pediatra di Modena, Maria Catellani, a diffondere, già da dicembre, un appello su internet contro la norma. "Abbiamo raccolto 78 mila firme, c'è veramente una differenza di sentire tra la cosiddetta società civile e la politica". Anche su Facebook è stato aperto un gruppo che in pochissimo tempo ha raccolto centinaia di adesioni.
I medici cattolici italiani si dicono contrari all'emendamento: «È una cosa molto grave - dice Vincenzo Saraceni, presidente dell'Associazione medici cattolici italiani - perché un conto è denunciare un criminale, un conto un clandestino. Mi auguro che i medici non ricorrano a questa possibilità. La speranza è che in sede parlamentare ci siano modifiche a una norma ingiusta».
Sull'argomento è intervenuto anche l'arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi: «I medici sanno qual è la loro deontologia e come affrontare e sciogliere questa questione. La solidarietà si sviluppa attraverso l'accoglienza, la condivisione e il rispetto della legalità. Si realizza soprattutto attraverso il rifiuto di qualsiasi discriminazione e quindi attraverso l'osservanza di una legge più profonda dentro il nostro cuore».
L'ARTICOLO "ANTI-CLANDESTINI" - L'articolo 39 del ddl sicurezza - che include anche la norma sui medici - prevede inoltre il carcere fino a quattro anni per i clandestini che restano in Italia nonostante l'espulsione e fissa tra gli 80 e i 200 euro la tassa sul permesso di soggiorno. Sì del Senato anche all'Accordo di integrazione per gli immigrati, ovvero il permesso di soggiorno "a punti". La norma, introdotta nel ddl sicurezza dalla Lega, viene però modificata con un emendamento del governo. Le modalità e il meccanismo saranno decise da un regolamento entro sei mesi dall'approvazione del disegno di legge. Il permesso di soggiorno sarà articolato per crediti (secondo lo stesso meccanismo della patente a punti) e in caso di azzeramento lo straniero verrà espulso. Sarà un regolamento su proposta del presidente del Consiglio e del ministro dell'Interno, a stabilire, entro 180 giorni dall'entrata in vigore della legge, «criteri e modalità per la sottoscrizione da parte dello straniero».
RONDE DEI CITTADINI - Sempre nell'ambito del ddl sulla sicurezza, il Senato ha approvato l'articolo 46 che introduce le ronde dei cittadini. Gli enti locali potranno avvalersi della collaborazione di «associazioni volontarie di cittadini», si legge, per la segnalazione di «eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero di situazioni di disagio sociale agli organi di polizia locale e alle forze di polizia». In base ad un emendamento di Felice Casson (Pd) le ronde non potranno però girare armate e cooperare fattivamente con la polizia all'attività di presidio del territorio, come era previsto nel testo approvato dalla Commissione giustizia di palazzo Madama. Contraria alla norma l'Associazione nazionale dei funzionari di polizia: «Sarà un boomerang per la sicurezza».
REGISTRAZIONE SENZATETTO - L'articolo 44, anch'esso approvato, indica infine che i senzatetto devono essere schedati in un apposito registro. La schedatura avverrà entro 180 giorni dall'entrata in vigore della legge.
Tassa sul permesso di soggiorno. Per averlo o rinnovarlo si dovrà pagare una tassa che dovrà essere fissata dal governo tra un minimo di 80 ad un massimo di 200 euro. Si istituisce il 'Fondo rimpatrì per far tornare stranieri a paesi di origine. Se lo straniero vuole il permesso di soggiorno dovrà sottoscrivere un Accordo di integrazione che impone crediti e obiettivi da raggiungere. (Fonte: www.nonprofitonline.it)
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