logo_anciPer meglio comprendere il messaggio che questo terzo Rapporto annuale sul Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati intende offrire, è forse opportuno ripercorrere brevemente la storia degli ultimi 20 anni sulla presenza degli immigrati in Italia, aumentata in modo esponenziale.

 

 

Basti pensare che nel 1987 gli immigrati presenti sul territorio erano 500.000; dieci anni dopo, nel 1997, sono raddoppiati, raggiungendo circa 1.000.000 unità, ed oggi, nel 2008 sono circa 3.500.000.
Con la massiccia pressione sulle frontiere marittime e terrestri orientali - si pensi agli sbarchi sulle coste pugliesi provenienti dall'Albania - il nostro territorio, infatti, fu utilizzato dalle popolazioni migranti piuttosto come varco di primo accesso e di transito per il raggiungimento degli Stati nord-europei.
La risposta del Paese fu allora costituita dalla predisposizione di risorse e strumenti per interventi di accoglienza di primo soccorso. Ma tale filosofia ben presto fu sollecitata ad evolversi in connessione con le nuove sfide di flussi migratori proveniente da più fronti, tra i quali non possiamo dimenticare quelli generati della guerra del Kosovo.
Si è cominciata ad avvertire la necessità, ed a strutturare, da allora, una organizzazione generale di un sistema di accoglienza, incentrato sul Ministero dell'Interno, sulla sua articolazione territoriale e sulle responsabilità ad esso affidate a garanzia della protezione, del riconoscimento dei diritti internazionali e dell'integrazione dei migranti.
E' proprio sulla scorta di tale esperienza e del manifestarsi delle nuove tendenze del quadro di riferimento internazionale che nel 2001 la precedente struttura ministeriale della "Direzione generale dei servizi civili" si trasforma Dipartimento per le Libertà Civili e per l'Immigrazione: struttura che alle molteplici competenze inerenti l'esercizio di importanti diritti costituzionali, come ad esempio le libertà religiose, affianca competenze in materia di flussi migratori, di proposta ed impulso delle politiche in materia di accoglienza e di asilo, di garanzia dei diritti umani, di gestione delle situazioni di emergenza in queste materie.
Oggi, nel nostro Paese, possiamo dire che si è finalmente strutturato, un "sistema unico di accoglienza", con uno specifico percorso per i richiedenti asilo ed i destinatari di "protezione internazionale", dove il modello di cooperazione tra Amministrazione Centrale e territorio ha trovato nel Ministero dell'Interno e nella rete dei Comuni l'architrave su cui implementare le politiche e le strategie di settore.
L'esperienza maturata in questi ultimi anni nell'ambito dello SPRAR, anche alla luce delle indicazioni che sono state via via elaborate dalle competenti sedi europee, ha in fatti consolidato i primi risultati e dato slancio all'ulteriore sviluppo di progetti mirati, diretti a categorie di soggetti vulnerabili tra cui i minori non accompagnati richiedenti asilo, le donne in stato di gravidanza, gli anziani, i nuclei mono parentali, i disabili e coloro che hanno subito violenze fisiche psichiche o sessuali.
Nel 2008 il Sistema, con 114 progetti attivati sul territorio in 92 Comuni, sette Province e 19 Regioni, ha raggiunto una capacità ricettiva di 2.541 posti. Tuttavia l'emergenza sbarchi, che nel corso di quest'anno, alla data del 3 novembre, ha raggiunto un totale di 30.896 persone (di cui 24.999 uomini, 3.540 donne e 2.357 minori), ha comportato la necessità di reperire, in via straordinaria, ben 1.847 ulteriori posti di accoglienza per richiedenti asilo e destinatari di protezione internazionale negli enti locali. Pertanto, tenuto conto dell'effetto del turn-over allo scadere dei sei mesi di accoglienza, le persone accolte nel corso del 2008 dallo SPRAR ampliato saranno più di 7.000 .
La fase di emergenza, non del tutto conclusa, che ci ha visti impegnati anche con l'ANCI in molteplici iniziative a livello nazionale, sollecita comunque una riflessione sulla necessità di ottimizzare al massimo livello possibile tutte le risorse presenti sul territorio, puntando anche al miglioramento di alcuni servizi come, ad esempio, quelli destinati alle categorie vulnerabili. Per ottenere tale risultato è comunque necessaria la massima risposta collaborativa da parte di tutte le Istituzioni locali, poiché "fare rete" è sicuramente l'unico possibile e costruttivo metodo, sia per migliorare i livelli di accoglienza ordinari che per affrontare in modo solidale l'emergenza nazionale di presenze non programmate.
Resta fermo che il nostro sistema di protezione SPRAR ha anche una ulteriore valenza di particolare rilievo in quanto, ad oggi, è l'unico strumento con cui si sopperisce ad una mancata previsione sistemica di integrazione. Ed è quest'ultimo un tema che non coinvolge solo i destinatari di protezione internazionale, bensì tutti gli immigrati presenti sul territorio, ponendosi come elemento di garanzia di una maggiore coesione sociale e, quindi, di sicurezza: un tema la cui portata richiede adeguate strategie per sostenere le istituzioni, i cittadini ed il territorio. (Introduzione del Rapporto)

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