3543492A-27B9-4E61-81C8-C66F8212CF26Indagine10_copertina Il Comune non è soltanto l'istituzione più vicina ai cittadini, l'ente che eroga una molteplicità di servizi e con il quale si instaura più facilmente un rapporto diretto, ma è vissuto come il "proprio" ente, quello cui dare un contributo di impegno diretto e immediato.

Questo dato emerge, tra gli altri, dall'indagine "Il futuro in mano a chi? Giovane Italia: una generazione sospesa tra incertezze e voglia di partecipazione" realizzata da Cittalia-Anci Ricerche e presentata dal Segretario Generale della Fondazione, Pierciro Galeone, nell'ambito della I^ Assemblea Programmatica Nazionale ANCI Giovane che si è svolta a Taormina il 13 e 14 marzo 2009.
Altre questioni di rilievo sono: il 56% degli intervistati si dimostra interessato all'amministrazione comunale e pensa di volervi dedicare una parte del proprio tempo. Per l'86% dei giovani italiani è un dovere impegnarsi nel Comune, tuttavia il 55% trova complicato l'accesso alla vita politica locale. Serve dunque creare nuovi spazi di partecipazione e nuove forme di dialogo e interrelazione con i giovani. Ma quali sono i settori nei quali i giovani vorrebbero intervenire? Al primo posto troviamo l'esigenza di rafforzare la vita culturale dei propri territori (la cultura è vista come strumento di libertà ed evoluzione sociale, ma anche come motore della modernizzazione del Paese), a seguire chiedono un rafforzamento delle politiche per i giovani, il potenziamento dei servizi sociali, garanzie sulla qualità dell'ambiente e sulla gestione dei rifiuti, interventi sugli asili nido, scuola, formazione e sport, sulla sicurezza e ordine pubblico.
In sintesi, i giovani chiedono al Comune di comprendere le esigenze della comunità locale su questi temi e di trovare soluzioni innovative ed efficaci. In sostanza gli amministratori dovrebbero ampliare aree verdi e creare luoghi di incontro e di svago, aumentare le strutture per sviluppare la propria creatività, incrementare gli impianti e le attrezzature sportive, potenziare cinema e teatri, incrementare l'organizzazione di mostre ed eventi culturali.
Dall'indagine si rileva anche il livello di interesse per la politica: un quinto del campione si dichiara molto interessato e il 44% abbastanza interessato. I più coinvolti sono i maschi rispetto alle femmine, e l'interesse sembra affievolirsi con l'avanzare dell'età.
Ma in politica lo scenario dovrebbe cambiare. Dai dati sembra infatti che un ricambio generazionale della classe dirigente politico-amministrativa troverebbe il favore di una larga parte dei giovani italiani, si creerebbero le condizioni per una nuova fase di ammodernamento e di innovazione. Il 41% degli intervistati (di età compresa tra i 25 e i 29 anni) ritiene che i rappresentanti politici under 35 agiscono meglio rispetto ai più maturi, contro il 5% che preferisce i meno giovani.
Le ragioni per scegliere gli under 35? Sembrano garantire più dinamismo e un maggiore pragmatismo, un più costante ed efficace dialogo con la cittadinanza e una minore compromissione con il passato politico che invece si vorrebbe archiviare. La ragioni della preferenza vanno ricercate nella maggiore apertura a idee moderne e innovative (32%), nella vicinanza al mondo giovanile (22%), nel dinamismo e nella voglia di fare (13%), nel minor grado di corruzione (8%), nell'estraneità alle logiche partitocratiche (7%) e nella migliore conoscenza delle problematiche sociali (5%). Per il 72% del campione i giovani amministratori sono gli interlocutori più facili da raggiungere.
Ma quanti sono numericamente i giovani amministratori in Italia? Prendendo i 35 anni come limite massimo per considerarsi "giovane", sono 27.304 e rappresentano il 18,7% del totale degli amministratori comunali. Oltre il 70% di questi svolge la propria attività politica nei piccoli Comuni, mentre, sul versante dei Comuni con più di 100mila abitanti, i giovani amministratori non arrivano neppure all'1%.
Dall'indagine emerge anche una forte incertezza verso quelle che sono le aspettative future.
Per i giovani il futuro rappresenta una fonte di apprensione, 6 ragazzi su 10 esprimono una preoccupazione per il Paese. Le ragioni? L'ambito occupazionale, il livello dei salari e delle pensioni e la precarietà del lavoro, l'aumento del costo della vita, la scarsità degli investimenti nella ricerca, l'inadeguatezza del sistema giudiziario, la criminalità organizzata. Si continua con la pressione fiscale, i temi ambientali e la gestione dei rifiuti, il problema della casa. Di fronte al futuro appaiono più preoccupati i ragazzi del Mezzogiorno e i trentenni che vivono nelle realtà medio piccole.
Sono soprattutto l'inadeguatezza della classe politica e una corruzione diffusa i fattori che franano maggiormente il dinamismo e lo sviluppo del Paese.
Tra i problemi indicati dai giovani per alcuni non si prevede risoluzione: sono quelli legati all'occupazione e all'aumento del costo della vita. Altri, invece, preoccupano meno: sono le problematiche ambientali e l'immigrazione. Di più semplice soluzione le questioni che riguardano il problema della casa, la microcriminalità e la pressione fiscale.
Per i giovani il nostro è un Paese in declino sul fronte sociale, politico ed economico.
Secondo gli intervistati aumenterà il livello di corruzione e ci saranno per loro meno possibilità, ma la nostra sarà una società multietnica e multiculturale (si prevede un aumento degli immigrati) e si tenderà a creare nuovi spazi per la partecipazione femminile.
La preoccupazione è diffusa anche sul fronte dei servizi. A parte i trasporti, tutti gli altri indicatori, la qualità del servizio sanitario, l'efficienza della Pubblica amministrazione, la qualità dei servizi sociali appaiono in netto calo. La situazione non sembra certo migliorare per il prossimo decennio: da qui al 2020 nel nostro Paese si dovrà lavorare di più e più a lungo, la qualità della vita degli anziani migliorerà ma si sarà costretti a lavorare fino a tarda età e una volta raggiunta la pensione il livello di retribuzione riconosciuto e messo da parte sarà molto più basso di quello attuale. Il nostro sarà un Paese dove prevarrà l'incertezza del lavoro e in cui il temine flessibilità diventerà un imperativo nella vita delle persone.
L'indagine è stata realizzata utilizzando le metodologie CAWI e CATI somministrata da SWG ad un campione di 1074 soggetti maggiorenni sotto i 35 anni residenti sul territorio nazionale, rappresentativi dell'universo di riferimento in base ai parametri di sesso,età e zona di residenza.

Scarica Indagine

Pss 2022

 

pss2022

 Prospettive Sociali e Sanitarie

Campagna Abbonamenti 2022