assistenza_azzurra2La voce degli operatori sociali deve contare di più, se vogliamo che il welfare risponda realmente ai bisogni fondamentali delle persone. Ne tengano conto sia il Governo - invece di continuare la sua azione di riduzione dello stato sociale - sia le Regioni e gli Enti locali.

 

Attraverso questa indagine, si delineano anche le linee guida che secondo chi lavora nel campo dovrebbe avere una riforma dei servizi alla persona. Bocciata l'ipotesi di introdurre logiche di mercato e il sistema caritatevole delle Social card, necessario invece per il sistema di welfare è adeguare la spesa sociale alla media europea e integrare i servizi sociali, sanitari ed educativi (ritenuti troppo scarsi). Per quanto riguarda i diritti degli utenti, il 44% degli intervistati ritiene che siano poco rispettati, soprattutto per responsabilità degli enti pubblici.

L'inchiesta ha coinvolto un campione variegato, da chi lavora all'interno dei servizi e degli interventi del welfare locale a tutte le figure professionali operanti nel sociale: assistenti sociali, educatori professionali, sociologi, psicologi, pedagogisti, assistenti domiciliari, mediatori culturali, operatori impegnati negli interventi di promozione sociale, nell'inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, nei servizi alla persona a carattere domiciliare, semiresidenziale e residenziale.

L'immagine che l'inchiesta permette di definire conferma, da una parte, le difficoltà che gli operatori vivono rispetto alla propria situazione lavorativa - dai bassi salari ai contratti precari - ma anche la grande motivazione che, pur in presenza di questi elementi negativi, continua ad animare il loro lavoro, così come la soddisfazione rispetto alla propria organizzazione. Infatti, il principale responsabile dei problemi relativi alla condizione lavorativa è individuato nelle amministrazioni pubbliche e solo in una parte del terzo settore.

Emerge poi forte il desiderio di partecipazione degli operatori alla vita delle organizzazioni e alla definizione delle scelte strategiche in merito ai servizi erogati. Una richiesta di partecipare che deve riguardare pure gli utenti e che è rivolta anche agli Enti locali, a cui si chiede di co-progettare le politiche.

L'indagine permette anche di rilevare il punto di vista degli operatori rispetto alla situazione del welfare italiano.

Innanzitutto, è considerata, quasi da tutti, negativa l'ipotesi di introdurre logiche di mercato nel campo dei servizi alla persona. Tra i cambiamenti ritenuti necessari per il sistema di welfare, invece, spiccano l'adeguamento della spesa sociale alla media europea, l'integrazione dei servizi sociali, sanitari ed educativi (ritenuta troppo scarsa), la definizione dei Livelli essenziali di assistenza sociale.

Per quanto riguarda i diritti degli utenti, il 44% degli intervistati ritiene che siano poco rispettati, soprattutto per responsabilità degli enti locali e per l'inadeguata applicazione delle leggi che riguardano il welfare.

In definitiva, gli operatori sociali si presentano come una risorsa determinante del sistema dei servizi sociali, motivati, pronti a investire nel proprio lavoro, attenti alle esigenze degli utenti e alle necessità del sistema dei servizi, anche se il quadro generale in cui si trovano ad agire appare sempre più instabile, a causa dei tagli di bilancio e di una crisi economica che scarica i suoi effetti sulle fasce più deboli della popolazione, compresi gli operatori e gli utenti.

I promotori dell'indagine ritengono che le istituzioni, e il Governo per primo, dovrebbero valorizzare questo patrimonio di persone e di saperi, ripartendo dai diritti invece di dimezzare le risorse a disposizione - come è stato fatto con il Fondo nazionale politiche sociali - e di proporre un modello di welfare caritatevole e residuale, ben simboleggiato dalla fallimentare Social Card.

Scarica la sintesi dei risultati dell'inchiesta, realizzata per la stampa, con tutti i dati più significativi