La seconda opportunità
Un’isola e mare tutto intorno. Una macchia di luce da cui a getto continuo si animano i nuovi personaggi che, spaesati e eccitati, cominciano a perlustrare i paraggi. Castelli, ponti, discoteche, pub, campi e strade.
Possibilità infinite di modificare il proprio aspetto. E poi affari,
brevetti, pubblicità, manifestazioni e comizi elettorali. Veri, con
grandi (e inquietanti) possibilità di sviluppo. Benvenuti in SECOND
LIFE, una delle comunità web più sviluppate al mondo, con più di tre
milioni di iscritti e una crescita economica più rapida della Cina.
Posso volare.
Il momento migliore di questi primi giorni di vita nel mondo parallelo di Second Life, è quando ho capito che potevo volare, e mi sono librato nel cielo, insieme a altri amici. Ma ogni istante dei primi passi mossi nell’universo virtuale creato dalla società americana Linden Lab, è colmo di sorprese. La prima è che il tuo alter ego non ha obiettivi o punteggi da raggiungere. Ovvero, è consentito e normale limitarsi a osservare, respirare, chiacchierare con gli altri personaggi. Le modalità di interazione sono immediate e molto semplici. Parli, e chi è intorno sente (si può anche urlare, volendo) e se sei fortunato ti risponderà. Cliccando su un oggetto lo puoi toccare, eventualmente prendere e usare. La grafica è accattivante, varia, complessa. Questo comporta diversi rallentamenti all’azione per chi non dispone di molta memoria nel pc, soprattutto quando vi sono contenuti audio e video extra (opzione comunque disattivabile).
La vita della comunità virtuale tridimensionale si rivela entusiasmante e non priva di poesia: il sole tramonta e il vento può soffiare e muovere le foglie degli alberi, mentre tu decidi che non invecchierai mai. In effetti, a prima vista, la proiezione di sé in un luogo pacifico e affascinante, e soprattutto nelle fattezze di un personaggio che è possibile plasmare nei dettagli secondo i propri più fantasiosi desideri (non solo nell’aspet
to, ma anche nel modo di camminare, parlare, ballare, gesticolare, emozionarsi…), dovrebbe placare il desiderio di conflitto e gli istinti distruttivi di chiunque. Quando puoi avere tutto, compreso passeggiare sui fondali marini, volare, modificare senza limiti te stesso, e soprattutto non devi difenderti da attacchi o portare a termine missioni, è difficile non rendersi conto che la cosa che conta davvero sono le relazioni con gli altri, e la possibilità di contemplare in tranquillità il mondo intorno, come un eterno bambino curioso. Pacifismo virtuale confermato nero su bianco dagli avvisi e i regolamenti del gioco consultabili in fase di installazione; a ispirare la filosofia di Second Life c’è il rispetto assoluto della libertà e della pace, cui tutti gli individui hanno diritto.
Vietato ai minori?
Il mondo virtuale si divide, a tutela dei minori, in due livelli: il primo aperto a tutti, protetto e in teoria supervisionato dai moderatori, e il secondo a contenuti non censurati e quindi potenzialmente violenti (le guerre ci sono ma sono giochi di simulazione), psichedelici (droghe di ogni tipo) e erotici. Esistono, spesso concentrati in alcune zone come Amsterdam, comunità gay, night, escort e postriboli per tutti i gusti. La prostituzione è un lavoro piuttosto remunerativo. Ovviamente non vi è limite alle fantasie sessuali, quando con un click o poco più, possiamo trasformarci in mostri con esilaranti ma funzionali protuberanza, o adoni superdotati e snodabili. Non ho ancora scoperto se vi sono problemi (e soluzioni: viagra) di impotenza e infertilità (a proposito, penso che ancora non si possano fare figli, ma forse mi sbaglio), però tutto fa pensare che questo potrebbe essere uno degli attuali oggetti di studio e investimento degli economisti, virtuali e reali.
Il fenomeno Second Life è attualmente studiato da molte università nel mondo quale modello virtuale di interazione umana, con tanto di culture, sottoculture e classi sociali. In effetti, abbandonata l’isola “di Peter Pan”, che accoglie i primi passi dei nuovi giocatori, scopriamo le potenzialità interattive pressoché infinite fra i giocatori e con la “realtà”, pure nei suoi non pochi lati oscuri.
Il denaro, innanzitutto. Ogni resident (giocatore) incassa le spettanze derivategli dai diritti d’autore degli oggetti da lui creati, che possono essere commercializzati utilizzando una moneta virtuale, il Linden Dollar, che a sua volta è convertibile in veri dollari americani. Inoltre le terre sono in vendita (tanto, sono infinite!), e vi si possono edificare immobili di ogni genere.
E dove c’è scambio e commercio, non può mancare la pubblicità. Sui muri delle strade e nei giornali che animano il dibattito culturale interno a Second Life, si diffondono sempre più spot e poster, ma soprattutto le riproduzioni degli oggetti stessi, non solo di prodotti virtuali, ma anche di oggetti molto reali (e costosi)! Dai software informatici e l’abbigliamento, alle auto e le bevande (Coca-Cola pare abbia acquistato un’isola), dai media (BBC, Radio One, e altri) alle municipalità e i Paesi. Curioso come in quest’ultimo caso la promozione del marchio di Manchester, ad esempio, si realizzi con la creazione di una “Second Manchester” sul territorio del gioco. Se siete abili potrete addirittura trovare la Svezia on-line, nel caso fatemi un fischio perché vorrei sperimentare la pesca al salmone virtuale. Ad ogni modo il business, che di per sé comunque non è male, non ha ancora soppiantato la funzione originaria delle possibilità infinite di visibilità di Second Life: conferenze in cui presentare relazioni o ricerche, file musicali e video, arte, e, dulcis in fundo, messaggi politici.
La politica non è un gioco.
Americani e francesi sembrano essere i principali investitori nella comunicazione politica del gioco. Gli ultimi ad affacciarsi su Second Life sono stati John Edwards, candidato democratico alle presidenziali americane del 2008, e il neogollista francese Nicolas Sarkozy (che tra l’altro regala magliette a chi lo va a trovare). Guardando indietro, fra i transalpini, uno dei primi a posizionarsi in Second Life fu niente meno che lo xenofobo Le Pen. La presenza del leader nazionalista ha scatenato proteste su vasta scala, sfociando in un vero e proprio corteo con uova marce e animali lanciati contro la sede dei suoi uffici virtuali, tanto da causarne il trasferimento in zone remote.
Come dice Le Meur, uno dei blogger francesi più attivi, arruolato da Sarkozy per la sua campagna elettorale, benché alla cerimonia di inaugurazione dell’ufficio del leader gollista ci fossero centinaia di resident, Second Life resta una piccola realtà, che consente di comunicare con a malapena 50 mila francesi. In compenso però, l’immagine accattivante e modaiola del politico con l’isola virtuale viene percepita come positiva, soprattutto a fronte di costi per gli spazi promozionali non (ancora) paragonabili a quelli reali.
Lavorare per finta ma guadagnare davvero.
Non sono poche le persone che ormai lavorano a tempo pieno nella seconda realtà, spesso guadagnando più che nella prima. Il primo imprenditore italiano a emergere è stato Bruno Cerboni, ideatore e fondatore del “Parioli”, riproduzione dell’omonimo quartiere chic romano. Cerboni, come molti altri imprenditori, sfrutta le sue location ormai molto apprezzate e conosciute fra i resident, per lanci pubblicitari, campagne, partnership con importanti multinazionali: Vista, l’ultimo sistema operativo Microsoft, è stato presentato in Second Life proprio lì, ai Parioli.
Le opportunità maggiori di lavoro autonomo, tolta una grossa fetta di utenti occupata a vario titolo nel mercato del sesso, sono nell’architettura (ovviamente 3D) e nell’abbigliamento. Lo stilista Shiryu Musashi, alias Giuseppe Nelva, ha realizzato una serie di collezioni di tendenza unendo al gusto italiano lo stile minimal nipponico. Musashi-Do è oggi uno dei marchi più ricercati di Second Life. Per i meno specializzati invece cominciano a essere disponibili impieghi temporanei e di tipo subordinato: The Electric Sheep Company, una società americana, offre 10 dollari (veri) l’ora per aspiranti hostess (e stewart) in grado di orientare i partecipanti ad alcuni affollati eventi pubblici su Second Life. Sono più dei drammatici tre euro l’ora, tristissima realtà retributiva in alcuni call center italiani, e sono pagati subito, appena finito il lavoro.
Infine non si può non parlare del fotografo Marco Cadioli, che vende a giornali di tutto il mondo scatti effettuati all’interno della realtà virtuale. Se Second Life è un mondo dove si muovono persone, emozioni, e accadono fatti, perché non immortalarlo? Date uno sguardo al sito dell’artista: www.myfirstsecondlife.com
Per il resto, la presenza degli italiani è ancora molto dimensionata. Ma un ufficio dell’Unione in Second Life, avrebbe raggranellato qualche centinaia di voti in più nel 2006? Forse, e forse non si sarebbe arrivati a un Prodi bis. Concludiamo la parentesi lavorativa e politica, per tornare a volare nelle nuvole e a chiacchierare con bellissime cubiste, non prima però di un suggerimento alla Linden Lab e anche a Prodi: perché non pensare a un collegio estero virtuale, nella nuova legge elettorale?
Mauro Giovanni Diluca
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