Lavoro educativo: alcune emozioni dell'Educatore

Ricevo e pubblico volentieri le riflessioni di Serena Venditello, in relazione a quanto scritto nella riflessione di Andre D'Amore.

 

 

 

Le parole che ho letto scritte Andrea D’Amore mi hanno molto colpita.

Esse mi hanno provocato delle reazioni, di comprensione. Poi mi hanno provocato delle reazioni di rabbia. Infine una sensazione di scoramento.

Cioè quello che ho letto è quello che provo da tanto tempo a questa parte ma non sono mai riuscita a spiegare alla cooperative e tantomeno ai professori. Neanche a me stessa.

Io ho studiato Psicologia, adesso non posso neanche più lavorare come Educatrice, visto che il tempo per la riqualifica è anche scaduto se non sbaglio e comunque non avrei avuto la possibilità economica di seguirlo.

Certo comprendo ciò che dice chi ha studiato scienze dell’educazione, hanno preso una laurea per far questo lavoro, ma io non rubo posto a nessuno, ho risposto ad una richiesta e sono stata valutata adeguata ecco.

Anzi mi sento demansionata, specialmente se osservo che gli altri che fanno questo lavoro la laurea non sanno neanche cosa sia.

Insomma, non do la colpa a nessuno, ma credo che davvero dal punto di vista economico uno può fare l’Educatore solo perché non trova altro, perché è qualcosa di simile rispetto a ciò che ha studiato, perché pensa di stabilire una relazione che possa evolvere.

Ed invece mi ritrovo ad esser pagata otto euro lorde per fare da Psicologa da educatrice ed anche assistente in tutti i sensi. Mi trovo ad aiutare materialmente i bambini, ma anche a fare dei colloqui con i genitori, a dare le ndicazioni agli insegnanti e ai genitori insomma in questa confusione io finisco per non capirci più nulla.

Ma in effetti cosa devo fare? Non è così facile dire non è compito mio e non mi spetta, non è così semplice mettere i confini anche perché non so do preciso quale sia il compito di un Educatore. Qualcuno sa dirlo con precisione? E con precisione, non significa con quello elenchi di punti con le solite parole che significano tutto e nulla. Favorire integrare etc, insomma mi pare che è come la nebulosa dalla quale diventa impossibile capire.

Io lavoro in una scuola elementare con tre bambine di 6,8 e 9 anni e delle volte mi chiedo cosa sto facendo ma in ogni modo mi chiedo perché non mi viene riconosciuto il mio ruolo, e così finisco per non crederci più io per prima. Spesso mi demotivo, decido di non fare nulla e stare semplicemente lì, perché in fondo sono una assistente, non dovrei essere nulla di più.

Ecco perché ho capito benissimo l’articolo scritto sopra, perché ha centrato il punto essenziale della cosa: non riesci a dare 50, in questo lavoro dai sempre 100 anche solo con la presenza, non è una catena di montaggio e non è un lavoro in cui si contano numeri di oggetti finiti. Giochi con le emozioni e le emozioni giocano con te.

Boh, mi trovo nella condizione che non ha senso fare questo lavoro. Se penso che poi vengo pagata in una maniera scandalosa, ecco allora capisco le parole del collega e le condivido.

La colpa probabilmente è solo nostra. Nessuno dovrebbe accettare certe situazioni nessuno in nessuno posto.

Per me la soluzione sarebbe che un Educatore viene pagato ed assunto regolarmente, con uno stipendio normale, e con un contratto normale. Non cococo nel 2021 e neanche part time.

 

Serena Vendittello

(Educatrice)

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