Stralci della lettera sul tema dell'inquadramento degli educatori professionali nel pubblico impiego di F. Ruta.
Nella giornata di ieri il quotidiano "Liberazione" ha pubblicato nella rubrica
della posta ampi stralci di una mia lettera sul tema dell'inquadramento degli
educatori professionali nel pubblico impiego. La pagina è scaricabile on line
dal sito del giornale, accedendo all'archivio e mettendo come parole chiave
"educatori professionali" (si accederà a un file pdf che contiene anche le altre
lettere della giornata). Una analoga ma più estesa versione della mia lettera è
stata gentilmente inserita sul sito del parlamentare della Rosa nel Pugno Marco
cappato (pres. Ass. Luca Coscioni), ma i contenuti sono praticamente identici a
quelli che riporto nelle righe di seguito.
Resto convinto del fatto che la
situazione anomala del riconoscimento della figura dell'E.P. e della confusione
rispetto al suo inquadramento nel comparto "Regioni-Autonomie Locali" vada
portata alla luce e fatta emergere anche a livello mediatico.
Ciò a maggior
ragione ora, mentre assistiamo a un pietoso tira e molla tra governo e parti
sociali sul rinnovo dei contratti pubblici. Tutta l'attenzione è concentrata
sull'aspetto degli aumenti economici e sulla funzione della contrattazione
decentrata. Questi aspetti sono sicuramente importanti ma non va taciuto il
fatto che da anni è scaduta è scaduta la parte normativa del contratto: quella
sezione che - per intenderci - individua all'interno di specifiche declaratorie
i profili professionali stabilendo per essi specifici livelli di
inquadramento.
Ormai da troppo si parla di una fantomatica "commissione
partitetica" che avrebbe dovuto dare "soddisfazione" alle molte lavoratrici ed
ai molti lavoratori con profili sociali che non sono nemmeno menzionati nel
CCNL, benchè da anni si presentino ogni giorno al lavoro per offrire il loro
servizio a disabilli, anziani, sofferenti psichici, fasce deboli e categorie a
rischio.
Tra questi "anonimi" operatori c'è l'educatore professionale -
figura pienamente riconosciuta nel comparto della sanità (dove è inquadrata in
categoria D) ma non menzionata espressamente nel CCNL "regioni- autonomie
locali". Questo vuoto legislativo consente a molti enti - attraverso
interpretazioni personalistiche e furbesche della normativa - di mantenere gli
E.P. nella categoria inferiore, sottopagandoli non riconoscendo di fatto il loro
percorso di studi (Laurea triennale o titolo equipollente).
Si genera così,
nel silenzio di tutti, all'interno del medesimo comparto, una inaccettabile
situazione di disparità: con inquadramenti "a macchia di leopardo" della stessa
figura professionale.
In molti casi un E.P. laureato finisce per guadagnare
meno di un operatore ecologico mentre ingenti quantità di denaro pubblico
finiscono ogni anno nelle tasche di manager e dirigenti - molto spesso scelti
più per logiche di fedeltà politica che per effettivi meriti
professionali.
C'è qualcuno che vuole rompere il silenzio mediatico su
queste questioni?
Se si vuole difendere e riqualificare il servizio pubblico
non sarebbe opportuno partire anche da qui?
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Stralci della lettera sul tema dell'inquadramento degli
educatori professionali nel pubblico impiego di F. Ruta.
