Pubblichaimo le riflessioni di Andrea Mazzoleni su Psichiatria e Cultura
GIORNATA MONDIALE PER LA SALUTE MENTALE: PSICHIATRIA E CULTURA

La sofferenza psichica costituisce oggi un problema di salute pubblica in costante evoluzione sia in termini quantitativi di numero di soggetti coinvolti e di conseguenze nella vita sociale, che per l'impegno che rappresenta per gli operatori e le strutture chiamate a risponderne che si trovano sempre più confrontati, nella loro operatività quotidiana, con gli effetti delle politiche proposte ed attuate in questi ultimi anni.
Lavorare attualmente in modo professionale in ambito sociopsichiatrico richiede, oltre a delle conoscenze pluridisciplinari che superano i contenuti delle singole formazioni di base e delle esperienze acquisite nei contesti operativi, una particolare attenzione ai meccanismi di emarginazione e di alienazione generatori di esclusioni, da un lato sociali, con la determinazione dello statuto di paziente, ma a volte, e con conseguenze ancora più gravi, legate alle reali possibilità di essere adeguatamente presi a carico in relazione al disagio espresso.
In questa ottica di interconnessione fra psichiatria società e cultura, tra le varie possibilità di utilizzo degli oggetti mediatori quelli rappresentati dalle attività artistiche espressive hanno senza dubbio un'importanza centrale, tanto che da più parti viene sottolineato come l'arte, nelle sue varie espressioni, stimola la relazione, crea un clima positivo, favorisce la ricerca personale.
Attraverso il processo di mediazione rappresentato dall'attività espressiva si definisce infatti uno spazio personale per l'espressione di contenuti emotivi. Questo itinerario, unito alla riacquisizione di abilità che rappresentano un contatto con la realtà, all'inserimento nella realtà sociale e all'importante momento di risocializzazione tramite il gruppo, fa sì che l'uso di tecniche espressive in ambito psichiatrico rappresenti oggi un'insostituibile supporto per la presa a carico della relativa utenza.
L’utilizzo di attività quali il disegno, la pittura, la ceramica ecc. in psichiatria, dopo un primo periodo in cui venivano considerate divertimento ed evasione, si é sviluppato in modo strutturato con valenze terapeutiche a partire dagli anni ‘40.
Numerosi studi ed osservazioni hanno permesso di identificare una serie di processi favoriti dall'utilizzazione di queste tecniche che possiamo raggruppare nel seguente elenco :
• lotta contro l’apragmatismo offrendo un’occupazione;
• apporto di soddisfazioni narcisistiche che possono permettere di scoprire eventuali vocazioni artistiche;
• sviluppo di modalità supplementari di espressione e comunicazione;
• espressione di conflitti difficili da verbalizzare;
• sviluppo di attitudini sociali mediate dal lavoro di gruppo;
• realizzazione di alleanze terapeutiche;
• accesso a simbolizzazioni attraverso i processi creativi.
In questa ottica occorre un atteggiamento degli operatori che sappia porsi come mediazione fra gli stimoli dell'ambiente e le realizzazioni tecnico-espressive, e d'altro lato sia in grado di creare i presupposti e stimolare l'interesse per un'attività con cui spesso i nostri utenti non hanno l'abitudine del quotidiano.
L’evoluzione dell’assistenza socio-psichiatrica e, in particolare, l’utilizzazione di strutture intermedie quali i Day Hospital ha portato alla realizzazione di relazioni meno stereotipate con ruoli formali più "giocati" che "agiti" fra operatori ed utenti. Sottolineando quanto sia fondamentale per gli operatori intervenire oltre che nell’attivazione delle abilità dell’utente anche sulla variabile società individuando gli strumenti e gli itinerari più adatti a renderla il più possibile accogliente.
Infatti é abbastanza facile, lavorando nel territorio, imbattersi nel rischio che, pur rimanendo all’interno del suo gruppo di appartenenza, non più materialmente espulso, il paziente psichiatrico rimanga ancora una volta isolato dal vivo dei rapporti interpersonali.
La socioterapia propone quale risposta l'insieme dei concetti dell'animazione socioculturale applicati in ambito psichiatrico, ossia l'insieme di tutte le attività, considerate come mezzo di mediazione, che tendono a dinamicizzare e disalienare l'ambiente di vita.
In definitiva si tratta di introdurre il soggetto in un campo terapeutico tenendo presente un’ottica trans-istituzionale che si sovrastruttura all’offerta di cura tradizionale utilizzando il gruppo, il lavoro, il tempo libero attraverso l’iscrizione dell’azione e della parola in un’organizzazione a carattere riabilitativo con valenze culturali.
Concludendo vorrei sottolineare che le tecniche socioterapeutiche sono però anche realizzate a partire dalle piccole cose quotidiane ed iniziano proprio da queste,
Stare vicino ad un paziente, aiutarlo nella cura di sé, nelle attività di ogni giorno, e portarlo un poco alla volta verso competenze sempre più mature e socializzanti per rendergli il senso di persona viva e partecipe sono i migliori metodi operativi per la trasformazione del disagio relazionale espresso da tutti i nostri utenti.
Una delle sfide più importanti a cui la psichiatria si troverà confrontata nei prossimi anni sarà inoltre l'emergere di nuovi bisogni e quindi la necessità di riorientare le linee di tendenza in atto attraverso un dibattito costante che sottolinei la necessità etica di attenzione verso le fasce deboli della società.
Settembre 2008 – Andrea Mazzoleni, socioterapeuta

Responsabile della pubblicazione:
Andrea Mazzoleni