UN DIRITTO NEGATO

Gli operatori, le associazioni e gli enti delle dipendenze non saranno a Palermo alla Conferenza governativa sulle droghe

 

In data 27 ottobre il senatore Tredese su invito del ministro Giovanardi ha presentato alla XII Commissione del Senato uno stralcio al disegno di legge Fini sulle droghe. L’analisi della proposta di legge stralcio ci convince a confermare la nostra decisione di non essere presenti alla conferenza governativa a Palermo per i giorni 5.6.7. di dicembre, con il profondo rammarico per non essere stati messi nelle condizioni di esercitare un diritto degli operatori di questo settore, Decisione rafforzata dalla presentazione dello stralcio di legge ma originata dal profondo dissenso sul metodo utilizzato per predisporre il testo e per organizzare la conferenza che non ha minimamente tenuto conto delle esperienze e del parere degli operatori, confermando l’assoluta in emendabilità della proposta e predisponendo un programma dell’evento vago, superficiale e privo delle caratteristiche che dovrebbero permettere un reale confronto di opinioni. Gli operatori pubblici e privati, le associazioni, gli enti pubblici, i sindacati, molti esponenti regionali si dichiarano rammaricati del tentativo realizzato con questa proposta di legge di vanificare tutti gli sforzi fatti in questi anni, lavorando per costruire un processo condiviso di revisione delle attuali leggi in materia di droghe che fosse - rispettoso della rapida evoluzione dei fenomeni sia rispetto alla tipologie delle sempre più varie sostanze stupefacenti circolanti, che dei vari stili di consumo, abuso, dipendenza, autocura nonché delle varie tipologie di persone coinvolte in tali forme di consumo. Questo significa domande diversificate e richiede necessità evolutive negli approcci, nei sistemi di intervento e nelle cure; - che consideri come la grave compromissione di molte delle situazioni di tossicodipendenza “ storiche” con innesto di nuove problematiche correlate, come l’essere senza fissa dimora, la perdita dei requisiti minimi di cittadinanza, le patologie correlate, l’alta probabilità di coinvolgimento nei circuiti irregolari richiedano sistemi di prossimità socio relazionale e di accoglienza, nonché la sperimentazione scientificamente monitorata di nuove forme di presa in carico e trattamento come anche l’Europa ci insegna; - che riconosca come i complessi processi di normalizzazione dei consumi con diverse implicazioni sociosanitarie ed educative importanti, sempre più richiedono un approccio più complessivo alla persona ed al suo sistema relazionale e non solo esclusivamente all’attenzione punitiva per la sostanza consumata; - che riaffermi la necessità di portare a compimento una organizzazione del sistema di intervento sulle droghe ad alta integrazione tra sociale e sanitario, con una reale pari titolarità tra pubblico e privato, nella riaffermazione di una funzione pubblica di regia e coordinamento tra prevenzione e presa in carico, tra trattamento e reinserimento, tra gravi marginalità e processi di compatibilità sociale come concordato come indirizzo degli Atti di intesa del ‘99 e come rivisto dagli adeguamenti legislativi ( revisione costituzionale e processi di devolution ) e previsti dalle nuove responsabilità e funzioni regionali in questi anni; - certifichi la necessità di adeguamento delle risorse destinate al settore in coerenza con l’evoluzione quali-quantitativa dei fenomeni ed alla vastità delle persone interessate; la richiesta di un investimento minimo dello 1,5 % della spesa sanitaria dall’attuale 0,8 % in linea con le medie europee; - consideri la gravità della questione carceraria in generale e quanto lo specifico dei fenomeni di tossicodipendenza e consumo “incarcerati” rappresentino una situazione di altissima preoccupazione e quindi con una necessità di ripensamento delle politiche legislative anche in congruità con il risultato del referendum del ’93; - riconosca la comprovata validità scientifica e l’estrema utilità sociosanitaria degli interventi realizzati negli ultimi 15 anni in materia di prevenzione terziaria e di salvaguardia della salute anche per le persone in situazione di grave marginalità e la necessità di stabilizzazione di questa tipologia di servizi ( drop in, unità mobili, prima accoglienze, dormitori ecc. ) ed un loro pieno inserimento nelle politiche sociosanitarie dei territori; Le modalità di organizzazione della conferenza di Palermo e la proposta di legge presentata invece non tengono conto di questi problemi e vanificano anche le osservazioni e le proposte emerse dal mondo degli operatori e dei servizi presentate sia in molti documenti, che nelle iniziative con le regioni a Napoli, Firenze, Bologna e riprese all’ultima “ Strada Facendo” di Perugia, nelle audizioni al Senato nonchè nei primissimi lavori della Consulta nazionale. Vogliamo inoltre confermare la nostra contrarietà ad alcuni dei principi della proposta di legge e quindi evidenziarne la sua sbagliata impostazione: - La decisione di confermare l’accorpamento in una sola tabella “pseudo scientifica” delle più svariate sostanze stupefacenti e su questa base decidere pesanti sanzioni ( dai 6 ai 20 anni ) anche solo per un semplice possesso di sostanze superiori alla dose minima giornaliera, ci sembra ispirata da una ansia pesantemente punitiva di stili di consumo e di vita molto diversi tra loro ( la tossicodipendenza grave parificata con il giovane consumatore di cannabinoidi ) e rischiano di colpire prioritariamente le modalità trasgressive e di sperimentazione di vita delle giovani generazioni. Dietro la dichiarata necessità di chiarezza sulla differenziazione tra spaccio e consumo personale ( tabelle rigide e pseudo scientifiche ) si sceglie di appiattire tutto e dichiarare nei fatti che si punisce pesantemente per poter educare ( 6 anni di carcere minimo ) cancellando il risultato di un referendum e vanificando tutta l’esperienza di questi anni nei servizi, nelle comunità e nei vari progetti di prevenzione. La scelta di punire così pesantemente minaccia il patto fiduciario tra educatore e consumatore che proprio nei momenti di maggior difficoltà o trasgressione ha bisogno di ascolto e confronto, presa in carico e se possibile cura e non di punizione pesante ed indiscriminata. - la creazione di una sola tabella delle sostanze stupefacenti porta ad un innalzamento delle pene ( dai 4 ai 6 anni ) anche per i giovani trovati in possesso di cannabinoidi e li parifica agli spacciatori di eroina o cocaina. L’innalzamento a 6 anni minimi ha anche obbligato ad un aumento della quota minima da 4 a 6 anni delle condanne per l’accesso alle pene alternative; in caso contrario sarebbe saltato l’impianto della legge che dice di non voler tenere in carcere un tossicodipendente ma di volerlo obbligare alla cura in comunità. Tale attenzione “positiva” minima potrebbe essere però già vanificata con l’approvazione della ex legge Cirielli, che dimezza tutte le pene alternative per i recidivi ( tra cui molte persone tossicodipendenti). - Affermare per legge la possibilità dei servizi del privato sociale alla certificazione dello stato di tossicodipendenza ed alla definizione del programma terapeutico senza nessuna forma di integrazione o regia in capo al servizio pubblico vanifica quella necessità di alta integrazione che l’evolversi dei fenomeni richiede, promuove la possibilità di una aspra competizione tra servizi pubblici e privato sociale non in direzione di un miglioramento delle offerte ma solo di una liberalizzazione senza regole. Tali proposte smentiscono e delegittimano anche quelle responsabilità socio sanitarie che attualmente sono in capo alle Regioni e prefigurano l’avvio di un mercato selvaggio con una impossibile regolamentazione della spesa. - Promuovere l’obbligo alla cura in struttura residenziale ( 6 anni di carcere o l’inserimento in comunità ) e parificare i trattamenti penali tra il giovane consumatore di cannabinoidi ed il tossicodipendente “ cronico “ da eroina azzera la connessione tra responsabilità, progettazione individualizzata e scelta al cambiamento che sta alla base del patto trattamentale delle vere comunità terapeutiche. Con un ruolo affidato da questa legge ai programmi comunitari che sempre più così appaiono come meri contenitori di disagio e sostitutivi del carcere e non veri percorsi di autonomia e scelta consapevole. Ecco perché riteniamo necessario e invochiamo il ritiro di questa proposta legislativa che non può essere a Palermo oggetto di mediazione o di modifica per la sua totale inapplicabilità, l’infondatezza dei suoi riferimenti teorici e perché tende a distruggere un sistema pubblico/privato così faticosamente costruito in questi 25 anni di attività, e a scavalcare completamente le responsabilità regionali nell’organizzazione dei servizi. In forza di tutte queste motivazioni abbiamo deciso di manifestare il 5 dicembre fuori dalla conferenza a Palermo, con una conferenza stampa, il nostro totale dissenso anche in raccordo con le iniziative che le associazioni giovanili siciliane, il cartello “confini zero “, MDMA, organizzeranno in quei giorni e facciamo appello inoltre a tutti gli operatori, sia pubblici che privati, alle Regioni, agli Enti locali, ai sindacati, alle associazioni scientifiche, ai politici ad aderire ad un momento di vero confronto il 7 dicembre a Roma per costruire, a partire da quel momento di scambio e lavoro, il percorso e gli impegni per una vera agenda politica sulle droghe dei prossimi anni rispettosa della storia, delle competenze, delle diversità, delle innumerevoli esperienze e percorsi di vita delle persone, capace di proposte e confronti liberi che richiami tutti noi a quella responsabilità collettiva che un tema così delicato e difficile richiede.