Nel 2020 la depressione sarà la malattia più diffusa nel mondo sviluppato e la seconda causa di disabilità. E il 90% dei 59 mila suicidi che si verificano ogni anno in Europa è attribuibile a un disordine mentale.
La relazione della socialista greca Evangelia Tzampazi sulla salute mentale in Europa parte da una serie di constatazioni allarmanti: una persona su quattro in Europa ha sofferto di qualche forma di disordine mentale almeno una volta nella vita, con percentuali più elevate nelle fasce deboli di popolazione (disoccupati, immigrati, disabili, vittime di abusi, tossicodipendenti).
La depressione è uno dei disturbi più comuni (colpisce una donna su 6sei in Europa) e, secondo le stime, sarà, entro il 2020, la malattia più diffusa nel mondo sviluppato e la seconda causa di disabilità. Nella Ue i suicidi sono 59 mila ogni anno e il 90% di essi è attribuibile a un disordine mentale. Inoltre con l'invecchiamento della popolazione le malattie neurodegenerative stanno diventando sempre più diffuse. Pertanto la relazione propone un approccio concertato a tutti i livelli (cominciando da quello europeo).
Primo punto fondamentale è la condivisione delle buone pratiche e delle conoscenze in materia, come delineato dal "Patto europeo per la salute mentale e il benessere" approvato nel giugno 2008 a Bruxelles. La relazione avanza poi proposte specifiche che ricalcano i cinque settori d'azione del Patto.
Prevenzione della depressione e del suicidio. La prevenzione della depressione e del suicidio richiede programmi multisettoriali che pongano l'accento sulla promozione di stili di vita sani e sulla riduzione dei fattori di rischio, come il facile accesso a farmaci, droghe o alcol, oltre che sulla fornitura di sostegno alle persone che abbiano cercato di suicidarsi e alle famiglie di suicidi. E' anche necessario affermare chiaramente che la depressione è una malattia curabile e che il suicidio un gesto che si può prevenire. In questo contesto, è fondamentale sviluppare reti locali d'informazione e sostegno.
Salute mentale tra i giovani e nell'ambito dell'istruzione. La relazione chiede misure per istituire servizi strutturati attorno ai giovani, alle loro famiglie, alle parti sociali e ai soggetti coinvolti nell'istruzione e nella sanità. Gli Stati membri dovrebbero quindi organizzare programmi di sostegno per genitori e personale scolastico, oltre a fornire servizi di salute mentale specifici per bambini e adolescenti.
Salute mentale sul luogo di lavoro. Cattive tecniche gestionali, mancanza di comunicazione, molestie, rumore, carichi eccessivi di lavoro e la scarsa sicurezza sono tutti fattori che contribuiscono allo sviluppo di disturbi mentali sul luogo di lavoro e a un conseguente pensionamento anticipato. Altri fattori sono la disoccupazione e la mancanza di un reddito stabile, che oltretutto prevengono l'accesso a diagnosi e cure. Su questo punto la relazione insiste sull'importanza di scambiare buone pratiche, oltre a iniziative per integrare le persone con problemi di salute mentale sul luogo di lavoro in un piano di parità.
Salute mentale degli anziani. Il rischio di sviluppare alcuni disturbi mentali aumenta con l'età: oltre al morbo di Alzheimer, insorgono comunemente anche altri problemi, come la depressione, lo stress e i disturbi psicotici. Gli anziani sono quindi considerati il gruppo primo target per la promozione del benessere mentale, a cominciare dalla ricerca su meccanismi e cause delle malattie neurodegenerative e di altre malattie mentali, oltre che sulla loro prevenzione e trattamento.
Lotta alla stigmatizzazione e all'esclusione sociale. La relazione propone di lanciare campagne di informazione che contribuiscano a ridurre la stigmatizzazione e la discriminazione verso i disabili mentali, che promuovano una diagnosi precoce e riducano il divario tra salute fisica e salute mentale.
Nell'Unione Europea i suicidi sono 59mila ogni anno e il 90% di essi è attribuibile a un disordine mentale. La depressione, e in particolare la prevenzione delle gravi derive che ne possono sorgere, prima fra tutte il suicidio, riveste un ruolo di primo piano nella relazione. "La depressione è un nemico che definisco invisibile in quanto miete più vittime degli incidenti stradali", afferma la relatrice. "Il problema è che i disturbi mentali non beneficiano di una diagnosi precoce. La prevenzione è molto importante proprio per evitare che dei disturbi occasionali diventino cronici e quindi trattati con farmaci che creano delle dipendenze".
Prevenire le malattie mentali permetterebbe quindi di evitare moltissimi casi di suicidio: secondo Tzampazi, "gli Stati membri dell'Ue e le comunità locali hanno il dovere di sostenere le persone affette da tali problemi, ad esempio, coinvolgendole in attività sociali". Al momento però le misure adottate a livello nazionale per combatterla restano spesso inadeguate e soltanto pochi Stati membri attuano programmi di prevenzione. Le proiezioni statistiche affermano che nel 2020 la depressione sarà la malattia più comune nei Paesi industrializzati e rappresenterà la seconda causa di disabilità. Il costo finanziario della cattiva salute mentale è stimato tra il 3% e il 4% del Pil degli Stati membri (436 miliardi di euro nel 2006): grandissima parte della spesa riguarda elementi esterni al settore sanitario ed è legata soprattutto all'assenza sistematica dal lavoro, all'incapacità di lavorare e al pensionamento anticipato.
Inoltre, dato che il rischio di sviluppare alcuni disturbi mentali aumenta con l'età (a parte il morbo di Alzheimer, sono comuni anche altri problemi, come la depressione, lo stress e i disturbi psicotici), gli anziani - secondo la relazione - devono essere considerati il gruppo target di base per la promozione del benessere mentale per tutelare il loro diritto a una vecchiaia dignitosa e attiva. Un questione molto importante è poi quella dei giovani in quanto, si afferma nella relazione, "le fondamenta della salute mentale nell'arco dell'esistenza vengono gettate nei primi anni della vita", per cui diventano di massima importanza una diagnosi e un trattamento precoci.
Infine, la relazione sottolinea la necessità di adottare un "Piano d'azione europeo per la salute mentale e il benessere dei cittadini" e l'esigenza di elaborare indicatori adeguati nell'ambito della salute mentale, al fine di migliorare la valutazione dei bisogni a livello nazionale ed europeo. Si chiede poi di porre l'accento sulla formazione di tutti coloro che occupano posti chiave che riguardano la salute mentale e di garantire alle persone che soffrono di problemi di salute mentale un accesso adeguato all'istruzione, alla formazione e ai posti di lavoro, per creare un ambiente incoraggiante e favorevole all'inserimento sociale, con un'enfasi particolare per i gruppi più vulnerabili. (Fonte: www.superabile.it)
Nel 2020 la depressione sarà la malattia più diffusa nel mondo sviluppato e la seconda causa di disabilità. E il 90% dei 59 mila suicidi che si verificano ogni anno in Europa è attribuibile a un disordine mentale.
